Storia di due amici e un nemico

Storia di due amici e un nemico

È la Milano del 1940, quella in allerta che sta per entrare in guerra a fianco dei tedeschi, quella entusiasta dei fascisti in camicia nera, ma anche quella ingenua e fiduciosa di Emanuele, orfano con la sola ventura di essere stato ammesso al collegio maschile dei Martinitt. Emanuele ha tredici anni e una gran voglia di studiare e di guardare al futuro con ottimismo, ed è proprio al Martinitt che incontra Luigi - orfano dal passato ingombrante. I due ragazzi sono appena stati ammessi al liceo, l’unica via che può aprire loro le porte dell’università. Studiano e studiano, latino greco storia, tutto mentre la guerra è in corso e in città piovono le bombe. I cieli si fanno sempre più foschi, l’aria milanese diventa irrespirabile e sospettosa, c’è chi ha smesso di uscire la sera e chi è stato portato via dai tedeschi in divisa verso un altrove senza ritorno. Eppure anche in mezzo alle difficoltà si continua a vivere. Ma è ancora possibile un futuro? Per Emanuele forse sì, ma per Luigi che in realtà di nome fa Isacco Majer e viene da Trieste, il futuro si scontra con l’antisemitismo e le persecuzioni…

A tratti toccante, altri tenera, altri ancora ottimistica: è così la storia dell’Olocausto e delle persecuzioni razziali in Italia narrata da Carla Maria Russo, autrice anche di romanzi storici per adulti, incentrati su figure quali Caterina Sforza, Isabella d’Este e Lucrezia Borgia. Abbandonato lo sfarzo delle corti principesche, la Russo sceglie di raccontare di due amici uniti dal destino e divisi dalla storia, e di un nemico che in realtà nemico non è. Proposto come libro ad alta leggibilità che utilizza la font “Leggimi” - creata appositamente per chi soffre di dislessia -, Storia di due amici e un nemico si lascia sfogliare con facilità, accompagnato dalle delicate illustrazioni di Sara Ugolotti. L’orfanotrofio dei Martinitt, le cui origini risalgono al lontano 1532 (e divenuto di recente sede di un campus universitario dalla cornice architettonica importante), è il teatro di un’amicizia che incontra numerosi ostacoli, che è fatta di solidarietà ma anche di momenti di odio e d’invidia. Alla fine il messaggio è che c’è bellezza anche nell’orrore, e che esistono i buoni anche tra i cattivi, quelli che purtroppo Anna Frank e milioni di altri come lei non hanno incontrato in quello scorcio feroce degli anni Quaranta.



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