Storia di Marcella che fu Marcello

Storia di Marcella che fu Marcello

Marcello Di Folco cresce nella latteria di famiglia, centro della vita quotidiana del quartiere Parioli del dopoguerra. La madre era una donna debole ma in grado di dare tanto amore ai propri figli e il padre un uomo autoritario, la cui morte portò alla luce un numero incredibile di debiti che fece sprofondare il benessere in cui tutti erano abituati a vivere. Marcello inizia a fare piccoli lavoretti; la sua avvenenza lo porta ad accettare avances da parte di uomini che potevano pagare per il suo amore. Dopo il difficile periodo del servizio militare, in cui il suo aspetto effemminato non lo aiuterà a vivere momenti rilassati con i commilitoni, viene notato da Fellini ed inizia a lavorare nel cinema. Tra i registi che gli affideranno diversi ruoli ci sono anche Monicelli, Corbucci, Sordi ed Elio Petri. Tutti riconoscono le sue doti istrioniche in grado di farlo passare dal principe di Amarcord a Cosimo de’ Medici nell’omonimo sceneggiato televisivo. La sua vita sentimentale, intanto, lo porta ad innamorarsi di uomini forti, spesso in divisa, con cui però non riesce mai ad istaurare un rapporto duraturo. Si fa sempre più forte una voce dentro di se che gli fa comprendere che nel suo corpo c’è qualcosa che non va. Quando, finalmente, si rende conto del suo desiderio di diventare donna, va con un’amica a Casablanca per fare quello che in Italia era vietato: cambiare sesso. La sua amica cercherà in tutti i modi di dissuaderlo, ma nel 1980 Marcello prende finalmente le sembianze di Marcella. Da quel momento accetterà di vestirsi da donna e lascerà il cinema per dedicarsi al MIT, il Movimento Identità Transessuale di Bologna con cui combattere per i diritti di tutte le persone che come lei si trovano a vivere in un corpo sbagliato…

Più che un libro questa è una conversazione intima tra Marcella di Folco con Bianca Berlinguer, che raccoglie diligentemente i racconti di una vita che passano attraverso la storia italiana del costume e anche del cinema. Che tra le due donne ci sia stata una grande amicizia è indiscutibile: il livello di confidenza è palpabile e proprio questa vicinanza commuove, soprattutto se si pensa che tutto è avvenuto sul letto di morte (Marcella Di Folco sapeva che avrebbe dovuto soccombere alla sua malattia nel momento in cui decide di convincere la giornalista a scrivere un libro insieme sulla sua vita incredibile). Non deve essere stato semplice, infatti, per l’autrice mettere insieme questi ricordi e custodirli per tutto questo tempo. Sicuramente, è stata determinante l’attesa di un tempo migliore per condividere con il mondo una storia che era nota solo a chi frequentava gli ambienti pieni di fervore del MIT o agli altri compagni di lotta di questa donna enorme, non solo di statura fisica ma anche di combattività. Questo libro ha la forza di fare luce anche sui pochi passi fatti in Italia in materia di diritti per le persone trans, che vivono ancora oggi problemi legati ad una cieca discriminazione ed ad un’ottusa stigmatizzazione. Proprio in Italia in cui nel 1982 viene varata una legge all’avanguardia nel mondo occidentale sulla rettificazione di attribuzione del sesso, che consentì finalmente a chi chirurgicamente aveva cambiato sesso di esistere anche per l’amministrazione pubblica.



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