Storia di un dio da marciapiede

Storia di un dio da marciapiede
Méndez è un vecchio poliziotto di quartiere, ama passeggiare di notte quando la chiassosa Barcellona si è spenta e l'unica presenza è il rumore dei suoi passi e la compagnia di qualche cane randagio. Frequenta prostitute e delinquenti, spacciatori e assassini, si attarda nei bar insieme a quello che resta di uomini "appoggiati al bancone e sprofondati nella solitudine, che è l'origine di ogni pensiero e avvolti dalla musica, che è l'origine di ogni nostalgia". Cammina nella notte Méndez, insieme al giornalista Carlos Bey, e il loro peregrinare li conduce quasi alle porte del cimitero: lì il poliziotto è determinato a trovare il cucciolo di un cane la cui storia lo ha profondamente colpito. Sarà un ‘branco’ di bambini di strada sbucati dal nulla ad indicargli il percorso da seguire per rintracciarlo, ma quello che non sa è che invece del cane rinverrà il cadavere di una bambina con gli "occhi opachi e vuoti nei quali sembrava sprofondare la solitudine del cielo". Trovare una ragione ad una simile morte diventa prioritario e decide così di intraprendere un viaggio alla ricerca di una verità che sembra cambiare di continuo, un viaggio che lo porterà lontano da tutto ciò che conosce e persino da se stesso…
Una splendida prova di scrittore, perché di uno scrittore con la S maiuscola si tratta. La prosa di questo autore spagnolo che a soli ventuno anni vinse il Premio Internazionale per il Romanzo con Tiempo de venganza, il primo di una lunga serie, è ricercata senza essere pedante, i dialoghi essenziali e diretti, la scelta lessicale costantemente perfetta. Méndez ci appare nella sua tridimensionalità e nessuno può non pensarlo come un uomo in carne ed ossa, sangue e mente, pelle ed emozione. Impariamo a conoscerlo pagina dopo pagina, e ci viene la voglia di sederci accanto a lui e condividere un piatto della cucina tipica catalana, lasciandogli però la scelta del vino. L'ironia soffusa del libro ci aiuta a digerire meglio l'ambiente spietato in cui si dipanano le spire della storia e l'intelligenza concreta e pratica di Méndez, unita all'esperienza propria di chi ha vissuto consapevolmente ogni istante, ci fa sentire al sicuro. Non stupisce che Concita De Gregorio lo abbia definito “il più grande scrittore contemporaneo di romanzi criminali”. E se Carlos Ruiz Zafón mi ha fatto innamorare di Barcellona, è stato solo perché il destino mi aveva fissato un appuntamento con Ledesma solo qualche anno più tardi.

 

 

 

 
 
 
 
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