Storia di una ladra di libri

Storia di una ladra di libri
L’ultima immagine che ha del suo fratellino è la bara che viene calata nel fosso e poi coperta dalla neve che cade leggera e silenziosa, in quel paesino sconosciuto lungo il tragitto del treno che avevano preso insieme con la mamma. Raccogliere quel libriccino nero caduto dalla tasca del giovane necroforo è stato istintivo per Liesel, nove anni e un bisogno disperato di tenere con sé qualcosa, qualunque cosa, che ancora le faccia sentire vicino il piccolo Werner. Soprattutto dopo che sua madre, giunte a destinazione nei pressi di Monaco, la lascia e va via per sempre: ora Liesel ha una nuova famiglia, la burbera Rose e il caro Hans Hubermann, cui è stata affidata. Forse un giorno La bimba comprenderà il perché di quell’abbandono, magari quando scoprirà il significato di quella parola che non conosce ma che sa essere pericolosa: comunista. Liesel non sa leggere, faticherà a imparare a scuola, ci riuscirà con l’aiuto paziente di Hans durante le notti trascorse ad esorcizzare gli incubi, ma da subito le parole dei libri saranno per lei in qualche modo sostegno, salvezza, approdo sicuro dalla paura, dalla solitudine, vinta da un fascino irresistibile. Così quel libretto nero sarà solo il primo: altri ne ruberà Liesel, ma per salvarli, a volte rischiando tanto. E anche attraverso i libri la sua vita si intreccerà con quella di Max, ospite segretissimo in casa Hubermann, e con altre vicende alcune molto tristi, perché la guerra e l’Olocausto sono già al culmine dell’orrore…
Ristampato con il nuovo titolo da Frassinelli, che prima del film omonimo lo aveva pubblicato con il meno attraente La bambina che salvava i libri, questo romanzo ha conosciuto un grande successo, soprattutto sull’onda del favore riscosso dalla sua trasposizione cinematografica. Ed è stato davvero un bene perché si tratta di una lettura bella, scorrevole, abbastanza originale (lo è anche la grafica del romanzo), che non può non piacere a chiunque ami i libri e condivida la convinzione che la parola scritta abbia un potere. Originale è anche il punto di vista del narratore, affidato ad un elemento inconsueto eppure connaturato alla storia stessa, ambientata com’è nel clima tragico della Germania nazista, e che si avvale – a quanto dichiarato dall’autore – anche dei ricordi dei genitori di Zusak che quel clima hanno vissuto. Benché in certo modo si abbia la sensazione che sia una storia scritta per giovani lettori (Zusak è noto soprattutto come autore di libri per ragazzi) questo non influisce minimamente sulla sua piacevolezza né sul ritmo narrativo. Qualcuno potrebbe essere disturbato da qualche salto cronologico, poiché capita che il narratore anticipi fatti che si verificano più tardi, ma nel complesso la cosa non disturba. Invece non restino delusi coloro che si aspettano un libro che appartenga all’ampio panorama della letteratura sull’Olocausto: non lo è. È un libro che parla della passione per il libri e del potere salvifico della parola; per questo l’autore lo incrocia con uno dei dolori e uno degli orrori più grandi del secolo scorso, per mostrare come la protagonista riesca a sopravvivere anche grazie alla forza trovata tra le pagine scritte. Chiunque creda, dunque, nella magia delle parole si godrà con piacere la storia di Liesel e dei suoi libri.

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