Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza

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Nel Paese del Dente di Leone, una comunità di lumache conduceva la propria vita lentamente, molto lentamente. Tra loro non si davano nomi: si chiamavano semplicemente “lumaca”, così che quando qualcuna volesse parlare ad un’altra e la chiamasse “lumaca” tutte si giravano creando gran confusione. Alla lumaca che voleva raccontare una storia, allora, toccava muoversi con la sua indescrivibile lentezza e raggiungere la sua interlocutrice. Le lumache erano consapevoli della loro lentezza e così anche della propria vulnerabilità, sapevano che la loro vita era fragile e non sarebbe stato certo il guscio che si portavano dietro a poterle difendere dalle calamità, ma accettavano tutto questo con muta rassegnazione. Tra di loro, però, ce n’era una che pur accettando la propria debolezza e la propria vulnerabilità voleva conoscere il motivo della loro lentezza. Cominciò a fare domande, a chiedere il perché di quell’andatura lenta ed il perché nessuna di loro avesse un nome. Le sembrava poco giusto che mentre tutte le altre cose fossero immediatamente identificabili da un nome, loro dovessero vivere in quello stato di indeterminatezza. Ma le lumache più vecchie non le davano ascolto, la consideravano un elemento di disturbo nella loro comunità, le facevano capire, isolandola, che quelli non erano interrogativi con cui avessero piacere ad intrattenersi e che per essere felici a loro bastava vivere nel Paese del Dente di Leone, impegnate a mantenere il corpo umido ed ingrassare per meglio resistere ai morsi dell’inverno. La piccola lumaca non si rassegnò a questa ostilità ed annunciò che avrebbe fatto un viaggio durante il quale, certamente, avrebbe avuto risposte per tutte le sue domande ed avrebbe avuto anche un nome che la distinguesse dal gruppo. Durante il suo viaggio, la lumaca incontrò tanti altri animali che vivevano sul prato, ebbe un nome e conobbe i piani degli uomini che mettevano in pericolo il Paese del Dente di Leone. Ribelle, questo il suo nuovo nome, tornò alla sua comunità per incitare le altre lumache a lasciare quel posto, ma solo in poche la seguirono poiché tutte le altre, che fossero anziane o avessero semplicemente paura delle idee rivoluzionarie di Ribelle, preferirono rimanere a crogiolarsi, fintanto che fosse possibile, nella loro abitudine. Da qui iniziò un nuovo viaggio alla ricerca di un posto migliore. Alla ricerca di un nuovo Paese del Dente di Leone…
Il nostro cammino è irto di ostacoli, grossi macigni si frappongono fra noi e le nostre aspirazioni, fra noi e la realizzazione dei nostri desideri. A volte tocca scendere a patti con l’impossibilità di vederli realizzati, ma non prima di aver esaurito tutte le cartucce della nostra volontà, spostato mari e monti per cambiare la prospettiva ai macigni, deviato il corso dei fiumi perché la corrente ci scivolasse a valle. Quella della piccola Ribelle è una storia di buona volontà, una favola per piccoli e grandi sognatori che non si accontentano di quello che vedono ed hanno sempre bisogno di scavallare il colle per scoprire cosa nasconde al nostro sguardo. In un’epoca di omologazioni in cui è più rassicurante sentire il tepore del gregge piuttosto che il freddo di un solitario viaggio di scoperta, Ribelle ci insegna che l’abitudine è il peggiore dei mali, il più grande assassino della curiosità e che la vera via per sentirsi liberi è nella libertà dei nostri pensieri, nella rottura degli schemi preconcetti, nella capacità di destrutturare le idee preconfezionate e di non accettarle se non ci soddisfano, di criticarle se non hanno fondamento, di stracciarle se ci imprigionano. Ribelle, col suo guscio, rinuncia alla vita tranquilla da lumaca senza nome per dare risposta alle sue domande e provare cosa sia amare l’umanità, una comunità più grande in cui razze e specie fanno tutte parte dello stesso creato. Una denuncia contro l’isolamento e l’indifferenza che rendono deboli, ciechi ed ostili; un inno al rispetto per il prossimo ed il suo cosmo. Così, con una storia lieve, Luis Sepúlveda ci disegna intorno un mondo piccolo e lento, fatto di dettagli cui prestare attenzione; un contraltare alla nostra esistenza frenetica che si perde le sfumature del cielo, gli sguardi, i sorrisi, la sofferenza dove c’è, la gioia dove si annida nel vorticoso scivolare da un giorno all’altro. Una favola ambientalista che con tenerezza infantile si ancora graniticamente alla convinzione che un altro mondo è possibile, se i principi umani di solidarietà, rispetto e fratellanza restano vivi tra gli esseri umani. La forza dei sogni e la caparbietà della volontà ci restituiscono una morale altissima, alla quale tornare sempre: “In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi”.

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