Storie di una Siria tradita

Storie di una Siria tradita
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La sala operatoria è gremita di medici. Lui invece sta in piedi. Nonostante sia un tipo che si è trovato tante volte in mezzo alle situazioni più disperate; ad affrontare le imprese più spaventose. La sua mente è paralizzata: in quel letto di fronte a lui giace una persona. È quella persona a fargli questo effetto… La calura infuocata di un settembre rovente scioglie l’asfalto. Nonostante questo lui, che indossa una camicia di cotone con le maniche, non risente minimamente della temperatura. Non solo: non smette nemmeno di sperare, al di là di quelle lenti su cui scorre il suo sangue. L’immagine non è chiara, ma riesce comunque a vedere… Sogna di parlare al telefono con la madre mentre si trova a Parigi sugli Champs-Elysées uscendo dalla banca e dicendole qualcosa tipo “sono novecento euro”, mentre nella realtà dei fatti si sta affrettando verso casa con i vestiti sporchi di grasso e unti di olio bruciato, bramoso di darle la notizia, trepidante, con un vero e proprio picco di adrenalina in corpo, preoccupato solo che uno dei barili colmi di esplosivo, sostanze chimiche, oggetti appuntiti e chiodi, uno solo dei quali basta a distruggere un palazzo di quattro piani, che il regime siriano durante i bombardamenti sulle zone in mano ai ribelli è uso lanciare, non abbia colpito la sua abitazione…

A metà strada fra il romanzo, con una profonda indole di reportage, e la raccolta di racconti - poiché in realtà questi sette scritti sono presentati, correttamente, come capitoli di una stessa odissea, fotogrammi di una pellicola che si srotola senza soluzione di continuità, tavole di un polittico solenne e tragico, porzioni di un affresco, stazioni di una via crucis, il libro di Raad Atly, originario di Aleppo, studioso di letteratura araba, collaboratore con diverse testate giornalistiche, aperto contestatore del dittatore Bashar al-Asad, perseguitato dai pasdaran del regime, costretto alla fuga con la famiglia e all’esilio prima in Turchia e poi in Germania, ideatore della prima rivista pensata per i bambini arabi che risiedono in Europa, tratteggia con vigore e vivida cura esistenze di uomini e donne. Lo fa caratterizzandole nitidamente e inserendole in un contesto (la provincia di Aleppo, dimenticata da tutto e da tutti), proposto con significativa e straziante chiarezza, necessaria per comprendere meglio anche il fenomeno delle migrazioni da un paese devastato. È talmente tremendo vivere lì, dove nessuno fa l’interesse di chi soffre, che è preferibile rischiare di morire affogati nel Mediterraneo tentando la traversata con un gommone per arrivare laddove certo non si sarà bene accetti. Vite violate: la rivoluzione è stata osteggiata, tradita, vilipesa, sfruttata; l’ISIS semina morte, l’indifferenza della comunità internazionale non fa meglio, anzi. Raad Atly commuove e fa riflettere, con passione e senza retorica.



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