Storie in modo quasi classico

Storie in modo quasi classico
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Cosa fareste se proprio mentre un'amica di vecchia data - piuttosto snob e suscettibile – vi è venuta a trovare, vi chiamasse una ragazza, una semplice conoscente, che ha disperatamente bisogno del vostro aiuto dopo aver preso una dose esagerata di droga? Lascereste la sventurata in balia del suo destino oppure abbandonereste i vostri ospiti e correreste da lei per evitare che compia qualche atto avventato? O ahimé, prendereste la decisione infelice di portare la vostra bella e disgraziata “quasi amica” a casa vostra, con i vostri esigenti ospiti, cercando di aiutare l'una senza sfigurare davanti agli altri? Orra è bellissima, tanto che “vederla alla luce del sole è vedere il marxismo morire” eppure porta la sua bellezza come un fardello, una zavorra che le impedisce di essere normale. Quando Wiley finalmente riesce ad averla tra le sue braccia, scopre che la ragazza non ha mai avuto un orgasmo nonostante le precedenti esperienze sessuali. “Sono troppo sessuale per avere un orgasmo” dice lei, e nonostante gli assicuri che il sesso le sta bene anche così, Wiley vuole a tutti costi aiutarla a liberarsi da questa maledizione... “Io sono Harold Brodkey solo per equivoco (...). Harold è il nome che Joseph Brodkey scelse per caso, perché ricordava vagamente Aaron, il nome che mi aveva dato la mia vera madre (…) Venni adottato all'età di due anni, un mese dopo la morte della mia vera madre”. Un'adozione che non potrebbe essere più triste e sfortunata: entrambi i genitori adottivi di Harold si ammalano ancora in giovane età e quando la madre (donna che lui chiama mamma ma che non si è mai definita tale) si ammala di cancro la vita di Harold, appena tredicenne, diventa un incubo...
“Non conosco storie semplici” dice uno dei narratori di queste “storie in modo quasi classico”. Forse potremmo riassumere così, in un modo superficiale e senza dubbio imperfetto, la prosa di Harold Brodkey.  Nessun racconto di questa raccolta - pubblicata nel 1988 e recuperata ora da Fandango dopo la pubblicazione del consigliatissimo Primo amore e altri affanni - nonostante la semplicità della trama è di  semplice e scorrevole lettura. Il racconto che vede Orra come protagonista parla per pagine e pagine di un cunnilingus, per intenderci. 10.000 parole (circa) che sviscerano nel modo più puntiglioso ogni singolo movimento e sensazione, trascendendo quindi l'erotismo e distruggendolo dopo averlo sminuzzato in tutte le sue parti infinitesimali. L'infanzia e l'adolescenza servono da ispirazione per la maggioranza di questi racconti/romanzi brevi, un'infanzia e adolescenza terribili, drammatiche (“spesso avevo l'impressione di aver già incominciato a morire”) che vengono messe a nudo e analizzate in ogni piccolo dettaglio. La trama passa in secondo piano rispetto all'analisi psicologica dei personaggi, alla vivisezione dei ricordi personali e inventati, alle emozioni messe con brusca durezza su carta. Una lettura impegnativa quindi, ma senza dubbio arricchente: Brodkey ci sorprende in questo fiume di ricordi con la sua prosa “lirica”, con il suo “stile personalissimo e inimitabile” come lo definì Fernanda Pivano, a cui si deve la fama italiana dell'autore. 

 

 

 

 
 
 
 
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