Storie raccapriccianti di bambini prodigio

Storie raccapriccianti di bambini prodigio
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
C’è Melinda Milford che rigurgita rospi ogni volta che dice una bugia. Poi c’è il signor O’Raghallaigh con un problema di memoria talmente grosso che lo porta a dimenticarsi perfino del suo nome. O il giovane Maloney, talmente normale da far dimenticare la sua esistenza anche ai suoi stessi genitori. Molto spesso ai bambini prodigio capita di avere delle vite difficoltose e diventare vittime del loro talento. Molto spesso finiscono per impazzire, per scegliere più o meno coscientemente la via dell’autodistruzione. Si alcolizzano, impazziscono, si suicidano e quasi mai imparano a gestire il loro dono per riceverne dei benefici. La scoperta di un genio è sempre seguita dalla perdita totale di controllo sulla propria vita e l’entusiasmo dell’inizio è il preludio dell’inevitabile dolore finale. Invece i personaggi di questi racconti (illustrati da Michael Sowa) riportano una storia capovolta: il dolore all’inizio e il riscatto alla fine. Certo è pur vero che la scoperta di vomitare rospi ogni volta che si mente non è gioiosa come scoprire di essere in grado di comporre un’opera classica all’età di sette anni, e che probabilmente anche Mozart avrebbe sofferto all’idea di non essere riconosciuto nemmeno dai suoi stessi genitori...
Sebbene il titolo faccia pensare alle non-proprio-solite storie dei piccoli geni come Mozart, Totò Cascio, Michael Jackson o Anakin Skywalker, i bambini di questi racconti prima di essere geni sono veri e propri prodigi della natura. E se invece di parlare di geni il libro parlasse di persone comuni e si rivolgesse proprio a coloro che molto spesso hanno dei talenti nascosti che probabilmente non sono nemmeno riconosciuti da nessun Guinness dei primati? Se invece che la storia di un genio, quella di Melinda Milford fosse la storia normale di una ragazza che teme di non essere compresa e che certe scelte personali la portino troppo lontano dalla morale comune? Se dietro le sembianze del signor O’Raghallaigh si nascondesse qualcuno che, non accettando i termini convenzionali della società, si avvalesse del trucco di non ricordare nulla per beffare l’intero mondo che lo circonda? Se il piccolo Maloney nascondesse invece il desiderio di ognuno di noi di sentirsi speciale? Forse la morale di queste favole consisterebbe in un semplice “fai tesoro di quello che sei” che, fra falsi miti e desideri immediati di riconoscimento, abbiamo dimenticato di ripeterci come un mantra. E allora ecco che le persone comuni, quelle che per il mondo non hanno nessuna importanza e che pure formano la fetta più grande dell’umanità, diventano dei veri prodigi spingendo la loro vita in direzione di ciò che più gli piace senza il timore di sbagliare. E sapete che cosa succede? Che riescono a essere esattamente quello che vogliono essere senza sentirsi costretti in ruoli imposti ma liberi di assecondare le proprie capacità. Credo che, se avessi potuto apporre una dedica a questo libro, avrei semplicemente scritto: “A chiunque creda che il vero talento consista nel vivere la propria vita”.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER