Storie ribelli

Storie ribelli
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Il 1986 è stato un anno cruciale per la dittatura cilena, l’anno in cui il suo equilibrio si è fatto precario, anche grazie all’operato degli esuli come Luis a cui l’opposizione alla dittatura è costata la revoca della cittadinanza, che recupererà dopo ben trentuno anni… Uno sparuto manipolo di membri del GAP, i difensori della trincea sulla quale cadde la democrazia, gli “amici personali” di Allende, gli ultimi rimasti in vita: Juan Alejandro Vargas Contreras, ventitré anni, Julio Hernán Moreno Pulgar, ventiquattro anni e Óscar, soprannominato Johny dal Compagno Presidente per le sue doti canore, che aveva capito il senso della rivoluzione grazie a un vecchio testo di Guzman, ragazzi che spararono dalle finestre di una Moneda ridotta in macerie contro migliaia di uomini armati fino ai denti, e trentaquattro anni dopo sfilano davanti alla Moneda, accompagnati fuori dalle fosse comuni e verso il Mausoleo degli Eroi da un gruppo di reduci… Un manipolo di agenti di Scotland Yard abituati ad avere a che fare con ladruncoli di quartiere circonda la London Clinic per eseguire il mandato di arresto di un visionario giudice spagnolo e un esule assapora uno dei più intensi momenti di soddisfazione della sua vita ma si dichiara pronto pagare di tasca sua per garantire al generale catturato ciò che nessuna delle sue vittime ha mai avuto: un avvocato difensore… L’impossibile compito di convivere con l’assenza di coloro che abbiamo amato… Un prontuario per riconoscere i nemici della letteratura, “che sono poi i nemici dell’umanità” messo insieme in centoquattro anni di vita e di esperienza con le parole e il loro ruolo, da Goyo, vecchio lupo di mare cubano e compagno di conversazioni all’imbarcadero di Cojimar…

La gestione politica degli anni del dopo Pinochet, la travagliata decisione su chi e dove dovesse processarlo, le elezioni presidenziali con uomini di cartapesta, il restaurato sistema giudiziario non in grado di amministrare la Giustizia, il difficile esercizio della Democrazia in un Paese che ha perso l’allenamento ai meccanismi della partecipazione, la nostalgia, gli addii ai compagni di battaglia, la morte, il riscatto personale e nazionale, la difficile sfida della globalizzazione per Paesi come l’Argentina e il Cile sui cui cortili il Pentagono non ha mai chiuso le finestre: sono solo alcuni dei temi affrontati da uno dei più grandi e illuminati cantori della letteratura mondiale in Storie ribelli. Luis Sepúlveda sceglie la forma breve e mette su carta decine e decine di paragrafi che egli stesso definisce “cronache” del Cono Sud ma non solo. Sono, in molti casi, storie che danno l’impressione di aver atteso a lungo di venire alla luce e che alla fine ci siano riuscite procurando immenso dolore durante il travaglio. In trasparenza si intuisce il coacervo di sentimenti che stanno dietro ogni riga, la tristezza e lo spaesamento che fanno da sotto traccia alla gioia di non essere più un esule, la difficoltà e a volte l’inanità dello sforzo di riannodare i fili di una vita trascorsa senza patria e senza famiglia, lo sconforto nel ritrovare il vuoto che ha la consistenza quasi fisica delle ombre di coloro che con lui condividevano un mate o una partita di pallone nei cortili di Santiago. La sensazione è che con questa raccolta Sepulveda abbia voluto rimettere in ordine i libri contabili della propria anima, che nel momento in cui ha incassato la gioia che aspettava da una vita, egli abbia voluto compilare anche il bilancio dolceamaro delle perdite, l’anagrafe degli affetti presenti e scomparsi perché il mondo sappia quali sono i costi che tutti hanno pagato per queste conquiste. Un libro che si chiude simbolicamente con un racconto scritto sull’onda emozionale della notizia dell’avvenuta morte di Pinochet e dà l’impressione di chiudere, altrettanto simbolicamente, il cerchio di una certa fase della poetica sepúlvediana lasciandoci con la curiosità di sapere quali nuove sfide deciderà di raccogliere ora che ha dato sepoltura ai fantasmi che nel bene e nel male devono averlo tormentato per decenni.



 

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