Straluna

Straluna

Nuvàl è un paesino strambo: “luogo di confine, limbo, sputo di terra alla periferia di qualunque punto cardinale”, è impossibile trovarlo su qualsiasi carta geografica. Sta lì, dove tutti vorrebbero che stesse ma dove nessuno arriva per caso, poche anime e “sconfinati campi di grano che corrono incontro alla linea dell’orizzonte”. A Nuvàl non succede mai niente. La posta non arriva, i telefoni funzionano malissimo, il tempo sembra scorrere più lento che altrove secondo un “bislacco fuso orario in cui ogni minuto ne dura, per la precisione due e ventidue secondi”. Eppure, c’è esattamente tutto ciò che serve: la palazzina delle Poste dove lavora Octavio Serna, detto “El Pioco” - il pidocchio - per la sua piccolissima statura; la minuscola libreria gestita da Fernand Barlès; la piazza del Municipio da dove il sindaco ungherese Wladimir Lubacks si occupa dell’amministrazione della cosa pubblica; la ferrovia, il piccolo ospedale comunale, la farmacia, la Cassa di Risparmio, la Chiesa e persino una prostituta ormai in pensione, Cècile Dèrouac, che si limita a vendere parole a tariffa oraria. Tutto è all’apparenza in ordine a Nuvàl. Le giornate passano pigre tra un bicchiere al Caffè Mirador e una passeggiata tra le vie del centro, eppure tutti sembrano aspettare l’arrivo di qualcosa o di qualcuno: un fratello come Octavio, un figlio mai conosciuto come Fernand, un amore del passato come Cècile. Un giorno, alla vigilia di San Silvestro, nel tempo sospeso che fa da preludio al nuovo anno, arriva in paese il famoso Big Circus Ester, un evento ormai consolidato e atteso con trepidazione da tutti gli abitanti del luogo. Ma lo spettacolo ha in serbo per molti straordinarie rivelazioni in grado di cambiare per sempre destini e consapevolezze…

Straluna è una favola, un romanzo breve, un’opera di fantasia, un libricino che cattura il lettore e lo catapulta in un mondo variopinto e apolide in cui la realtà è vista come “la peggiore delle fobie”, capace di aprire fratture nella vita di ognuno. L’autore, Giuseppe Pompameo, napoletano, editor e docente di scrittura creativa, con già due raccolte di racconti all’attivo, confeziona una storia originale e magica, ricca di suggestioni e poetica immaginazione. Nuvàl è la provincia per antonomasia che gode della complicità di un tempo sospeso in cui nulla accade, in una sorta di immobilismo benefico che regala a tutti i protagonisti un lasciapassare per la felicità. Ma Nuvàl è anche un piccolo paese che racchiude le culture, il respiro e la bellezza del mondo intero. I suoi abitanti arrivano dai posti più diversi: dal Sudamerica, dalla Francia, dalla Polonia, dall’Ungheria, tutti con storie diverse alle spalle e con l’unico, insostituibile desiderio di rompere per sempre i ponti con il passato. Dimenticare è la parola d’ordine; ci si dimentica del nome di ognuno, dell’età, della provenienza. Non esistono pregiudizi né discriminazioni, in nome di un obiettivo che è quello del bene comune. Ma in fondo “l’ottimo luogo non è in nessun luogo”, per dirla alla maniera di Tommaso Moro, e anche l’utopia legata alla visione di un universo immaginario fatto di ordine, coerenza e controllo offre il fianco a scenari incontrollabili. Come a dire che ci si può sforzare quanto si vuole nel tentare di arginare la dimensione del reale con le sue contraddizioni e i suoi dolori, con le sue mancanze e i suoi rimpianti, ma prima o poi quella realtà finirà per venirci a cercare e chiedere ragioni. In fondo tutti, da Octavio a Fernand alla stessa Cècile, vivono nell’attesa di un ritorno, nel vagheggiamento più o meno consapevole di quella fiamma di antica felicità che aveva riempito le loro vite. Ed è una ricerca che diventa motore di speranza pur rimanendo sterile inazione, perché l’amore non fa parte dell’utopia, del controllo o del tempo che rallenta. L’amore è accelerazione, caos, disordine; è vita, e la vita è movimento. Tutto quello che sembra mancare a Nuvàl, dove l’inerzia e la solitudine che accomunano gli abitanti altro non sono che una forma di difesa dal dolore e un modo di contrastare possibili intrusioni in una routine che protegge ma non libera dai ricordi. Eppure questa non è una storia che ambisce a dare risposte o a trovare una morale: è piuttosto un esercizio di stile garbato e godibilissimo, un viaggio affascinante attraverso un caleidoscopio umano senza limiti geografici. Con passo leggero e trasognato, in uno stile che riporterà ai più gli echi di Lodoli, Benni e del realismo magico di alcuni autori sudamericani, Pompameo si rivela un abile incantatore che apre nuove strade alla fantasia e regala uno sguardo “stralunato” e salvifico su destini che, in maniera diversa, ci accomunano tutti.



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