Stramonio

Stramonio
Un uomo seduto di fronte al davanzale di un ospedale psichiatrico racconta la sua vita a due piccioni, partendo dal giorno del suo esame di maturità - giorno che cambiò la sua vita - coincidente anche con il suo diciottesimo compleanno. Quando la commissione di esame gli chiese di parlare di quel che più gli piaceva, Paolino con molta spontaneità e innocenza propose lo scrittore contemporaneo cecoslovacco Bohumil Hrabal, suo idolo. Ma la commissione, incredula e contrariata, lo obbligò a parlare di un autore compreso nel programma d’esame e nato in Italia che fosse di suo gradimento. E fu quindi Dino Campana, del quale conosceva alcuni versi a memoria, a salvarlo in corner. Concluso l’esame, si diresse verso casa dove il padre lo aspettava per comunicargli che, dato che era appena diventato maggiorenne e poteva assumersi le sue responsabilità, lui se ne sarebbe andato di casa per vivere con un’altra donna, una storia che andava avanti da un paio d’anni, ma della quale il ragazzo veniva a sapere solo adesso perché non si voleva turbare la sua adolescenza. In questo modo inizia la vita adulta di Paolino, costretto a trovare al più presto un lavoro per potersi mantenere. Entra in qualità di operatore ecologico presso l’A.R.I.A, dove scopre una nuova famiglia: compagni di squadra un po’ strampalati (ognuno con un soprannome) e un caposquadra, il signor Lupo, uomo burbero ma dal gran cuore, con un forte senso di giustizia e che trasmetterà a Paolino l’indignazione nei confronti di un mondo sempre più sporco. E' proprio il signor Lupo, un giorno che il camioncino si ribalta e l’immondizia li sommerge, a riemergere dal pattume con una pianticella in mano e a trovare un soprannome anche per Paolino, che si è spaventato a morte: Stramonio, come la pianticella. La cosiddetta Erba del Diavolo, che cresce vicino ai rifiuti e ha fortissimi effetti allucinogeni, ma anche proprietà terapeutiche. Stramonio con il suo stipendio si costruirà una casa per sé, corteggerà Nova, figlia del signor Lupo, recitandole alcuni versi di Bohumil Hrabal, e infine capirà qual è la vera spazzatura e deciderà di ripulire la città a modo suo...
L'edizione 2009 di questo romanzo del 2000 si fregia di un’affascinante postfazione dell’autore, che va ad arricchire non solo il contenuto del testo, ma aiuta il lettore a focalizzare l’attenzione su ciò che ha appena finito di leggere. Non importa se la storia di Stramonio è nato nove anni fa, perché è sempre più attuale: la vita vera è quella fatta di sofferenze, di miseria, di rifiuti, non di falsi idoli e successi, di ricchezze superflue. Là dove c’è la vita che è tutta un’apparenza, sotto sotto c’è sempre qualcosa di sporco, qualcosa da cui deve essere spurgata. C'è da domandarsi quanti lettori abbiano scritto all'autore per sapere se Stramonio riesce a incontrare il suo idolo a Praga. Perché il protagonista del romanzo di Ugo Riccarelli non può non entrarti nel cuore e restarci dalla prima all’ultima pagina: la sua spontaneità, la sua profondità, la sua sincerità nei sentimenti lo fanno quasi un uomo di altri tempi, per il quale in amore la poesia conta, uno che non conosce sms o e-mail dietro cui nascondersi o fingere. Non resta che dire grazie all’autore e grazie a quel liceale che gli ha ispirato il romanzo chiedendogli come fosse possibile diventare adulti oggi, dato il pattume che abbiamo intorno.

Leggi l'intervista a Ugo Riccarelli

 

 

 

 
 
 
 
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