Strane storie

Strane storie
Un metrò, l’ultimo della sera, frena bruscamente la sua corsa. Dentro tutto si fa buio. Attimi di silenzio sospeso, poi cominciano le urla e i passeggeri finiscono in balia delle loro paure più perverse... Un autore di bestseller, terminate le fatiche promozionali del suo nuovo romanzo, va a ritemprarsi in un castello. Giorni di ozio e sonno in cui annulla la mente in una pace immobile, fino a quando vede l’affresco di una giovane che, secondo la leggenda, fu murata viva dal padre. Allora passato e presente, lucidità e follia iniziano a confondersi... Per quanto li cerchi, un uomo non riesce mai a trovare nel cassetto un paio di calzini a righe. Convinto che la moglie glieli nasconda per prenderlo in giro la aggredisce violentemente e lei svanisce, come se una gomma l’avesse cancellata. Poi gli spariscono i mobili di casa, le sensazioni, i desideri. E finalmente capisce... Dopo il Grande Vuoto Elettromagnetico che ha azzerato la memoria dell’intero Paese, un archeologo fa ricerche segrete sull’Expo di Milano del 2015, della quale non è rimasta alcuna traccia materiale. Ciò che scopre sulla classe dirigente di allora fa cadere come birilli le sue certezze... Un comico confessa a un prete che da giovane avrebbe voluto essere un fustigatore del potere. Invece è diventato l’artefice del successo del politico più infame, il Prestigiatore... Sono strane storie queste, ma non sono le uniche...
Il riferimento al film “Strane storie” di Sandro Baldoni è palese e va oltre il titolo dell’antologia. In bilico fra immaginario e reale, Gianni Biondillo buca la facciata dell’ordinario per entrare in un universo dominato dal rovesciamento di prospettiva. Chi è il vero revenant nella variazione sul tema dell’automobilista fantasma di “Cosa accadde davvero quella notte”? Chi tradisce chi nell’adulterio incrociato di “Un bicchiere di tè freddo”? Il creatore dell’ispettore Ferraro passa con dinoccolata agilità dal giallo con sfumature neogotiche all’erotico di sapore amarognolo. Con visioni di un futuro desolante e di audaci esperimenti genetici (spinti fino alla creazione in laboratorio di un nuovo Messia) si inoltra nella fantascienza distopica, che gli offre il pretesto per una sferzante satira del nostro oggi. Non c’è bisogno di fare nomi per capire a quale tempo e degrado appartengano il Delfino che ha trasformato la fiera di Rho in campi di lavoro per intellettuali e poeti, o il bavoso Presidente prossimo a lasciare il governo per salire sul colle più alto. Scorre fra queste strane storie il filo conduttore quasi impercettibile della morte declinata in eterogenee variazioni. Quella al limiti del paranormale dei passeggeri di un convoglio deragliato nell’incubo, quella disperata di una Tosca del terzo millennio perpetuamente ingannata nel ripetersi del suo melodramma, quella sospetta dell’architetto che progettò uno dei più celebri simboli meneghini. Quella della persona amata, ricordata e rimpianta in attesa di riabbracciarla al di là della notte, e quella dell’amore, sempre a rischio di estinzione se non viene coltivato. E poi la morte peggiore, della democrazia, della morale, della coerenza, del buon senso, della dignità, della solidarietà, dell’idea stessa di res publica, che si legge in filigrana in più di un racconto. Biondillo condisce il gusto dell’invenzione narrativa con una fantasia sbrigliata e un’ironia che sotto il sorriso mostra denti mordaci. Il piacere di assaporare uno scrittore di razza è tutto nostro.

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