Strani i percorsi che sceglie il desiderio

Strani i percorsi che sceglie il desiderio

D’altronde è stata una guerra da una parte e dall’altra, quella dei Balcani, non è che in Bosnia fosse un “ricevimento di gala”! Era comunque difficile e crudele, con scelte dure, fatte per non morire. Ne sa qualcosa Mirjana, che non riesce a liberarsi dei ricordi, lei che per i soldati era diventata la “puttana pelle di luna”, per distinguersi dalle altre, more, bionde, rosse... E dai ricordi non riesce a liberarsi, le condizionano l’esistenza quasi come un marchio sul cuore. L’unico che ha un qualche potere su di lei è Marko, ma anche lui un giorno sparisce e se ne va lasciandola con altre domande e nuovi “se”. I serbi di Bosnia: gli aggressori venivano chiamati, i cattivi, ma nessuno si è mai preoccupato di considerare il loro pensiero. I serbi di Bosnia da segnare con un dito come i soli colpevoli, una propaganda precisa e affilata che è servita solo a colonizzare: e invece di ricostruire quello che sotto le bombe è andato distrutto, hanno aperto banche e McDonald’s, “bombe e affari, prima le une poi gli altri o forse insieme, tanto è lo stesso”. Mirjana ora studia e lavora, frequenta un corso di storia dell’arte, sommersa di libri e tesine, ma non ha superato il trauma e non solo quello della guerra, perché anche Marko se ne è andato. E poi c’è anche e soprattutto quell’essere stata “segnata dall’impronta del disonore in quanto serbo-bosniaca, quindi parte dei cattivi per definizione”...

Tra Banja Luka, Belgrado e l’Italia, scenario di questa storia così intensa, la scrittrice in passato definita “erotica” Francesca Mazzucato continua a parlare di donne. Certo c’è anche il sesso, ma questa volta è diverso. Diventa, sotto certi aspetti e durante la guerra, un atto di patriottismo! Quello che è interessante è la riflessione che viene lasciata sulla fine di una guerra, momento al quale, nell’immaginario collettivo, sono legati solo festeggiamenti, bandiere che sventolano, facce felici. Ma le guerre finiscono davvero con la firma di una pace che dichiara vinti e vincitori? L’odio che scatenano ha davvero la capacità di placarsi in un secondo? Le etichette che appiccica una guerra, i marchi infamanti, i “nemici”, decadono davvero? Sono ragionamenti che derivano dai pensieri crudi e crudeli di una delle protagoniste, Mirjana, sfruttata, delusa, abbandonata, nonostante il suo essere coraggiosa e pronta, fedele e appassionata, generosa e innamorata del suo concetto di Patria. E allora ecco un barlume di risposta: la pace non arriva mai con la fine di una guerra, perché i ricordi continuano a fare male per troppo tempo e quel tentativo di ricominciare a vivere, di andare avanti, nonostante l’orrore vissuto, è solo una sopravvivenza, una volontà ineluttabile di rimettere insieme tutti i cocci del cuore e guardare avanti, inventandosi una vita nuova, mentre quella vecchia ogni tanto riappare e basta un niente per riportare indietro onore e sgomento, ricordi a volte inaccettabili, ma pur sempre brandelli di vita che c’è.



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