Straniera ingrata

Straniera ingrata
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

“Tu in cosa credi, ragazzina?” “In un mondo migliore”. Allora questo è il posto giusto! Così pensano i suoi genitori quando decidono di emigrare dal loro Paese. Ricominciare, scappare dalla dittatura. Perché poi? Qui, nel Paese d’arrivo, l’accoglienza dov’è? In questi modi cortesi e algidi? Non la naturalizzano perché non saluta per nome la vicina di casa? Quanto era più cordiale e divertente il posto da cui arriva! Serve tempo e tentativi per trovare la via di una nuova identità, lontana tanto dal settarismo di certi connazionali quanto dal servilismo di altri. Intanto, ecco gli “altri”: come traduttrice può leggere mille storie, vivere mille vite. Senza immedesimarsi troppo, però, perché il traduttore non deve metterci del suo. Quindi quando lo psicologo dialoga con lo straniero aspirante suicida, o con la straniera che ha lasciato la schiavitù al paese suo per trovarne un’altra a casa di un marito autoctono, o quando il funzionario cerca di penetrare le resistenze dell’adolescente straniero figlio di straniero, ecco, in tutti questi casi il traduttore non deve aggiungere sfumature. Eppure quanta umanità …

Facile prendere posizione sul concetto di “straniero” quando si sta dal lato fortunato della scrivania. Ora cambiamo prospettiva: se scappiamo dalla fame, dalla miseria o dalla schiavitù, dobbiamo asservirci al nostro salvatore? Emigrare è forse questo, passare da una servitù all’altra? A qualcuno capita, le storie di disperazione sono tante e queste pagine ne sono piene. Eppure con lucidità, un po’ di ironia e nessun pietismo, l’autrice propone un punto di vista diverso che supera il dualismo fortunato vs disperato. Se chi riceve ha il diritto di preservare la propria identità e pretenderne il rispetto, pensiamo che questo diritto esista non in quanto “riceventi” ma in quanto persone. Così, con un accurato cesello fatto di progressiva interiorizzazione, chi emigra deve poter mantenere la propria identità, assorbendo al tempo stesso il buono della nuova cultura. Si tratta non di scimmiottare il paese ospite quanto piuttosto di creare un individuo terzo così che, in queste nuove persone che fanno della “stranieritudine” la loro bandiera, rimanga il meglio dei due mondi che si sono incontrati. Una riflessione di straordinaria attualità e lungimiranza scritta con una penna leggera come l’aria.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER