Straniero in terra straniera

Straniero in terra straniera

Michael Valentine Smith, orfano di una coppia di astronauti e allevato su Marte dai Marziani, viene riportato sulla Terra e, di fatto, confinato dal governo in un ospedale. Fuggito dalla custodia, si rifugia insieme all’infermiera Gillian Boardman da Jubal Harshaw, un milionario eccentrico. Qui, insieme a Gillian, apprende i principi del comportamento umano (incluso il sesso). Il ragazzo possiede capacità psichiche e una notevole intelligenza, unite a un'ingenuità e un fascino non comuni. Jubal lo introduce ai principi religiosi, ma Smith riformula il concetto di Dio come «uno che grocca» (nel linguaggio marziano, "groccare" significa letteralmente "bere" e figurativamente "comprendere", "amare" o "essere uno con"). A causa della sua educazione marziana, concetti come la guerra, gli abiti e la gelosia gli sono estranei. Il governo tenta di arrestarlo, ma è costretto a firmare un accordo. Smith è libero di lasciare casa Harshaw insieme a Gillian. I due iniziano a viaggiare con un circo, ma Smith non ha molto successo come mago da palcoscenico a causa della sua incapacità di comprendere le persone. La scoperta dell'umorismo gli apre nuovi orizzonti e lo porta a fondare la “Chiesa di Tutti i Mondi”...

  Uno dei romanzi più importanti per Heinlein, se non il più importante. Nato quasi per caso da un’idea di John Wood Campbell (editore di Heinlein e direttore di “Astounding Science Fiction Magazine”) e pubblicato nel 1961, il libro ebbe un impatto notevole nella società americana ed è considerato oggi un contributo importante alla nascita e diffusione del movimento hippy. Partito da un’idea di fondo alquanto scarna (pare che Campbell gli avesse semplicemente chiesto di scrivere la storia di un ragazzo terrestre allevato dagli alieni su Marte), Heinlein costruisce un vero e proprio attacco alla società americana post maccartista. Formatosi in una società aliena, in cui non esiste la differenza biologica dei sessi ne i ruoli e le differenze sociali, il giovane Smith si ritrova nella curiosa condizione dell’ingenuo sapiente. Una figura letteraria che ha almeno un precedente illustre, l’Emile di Rousseau. L’ingenuità di Smith, tuttavia, non è indice della condizione “originaria” dell’individuo ma il sintomo di una sorta di incapacità ad adattarsi alla società umana. La risposta di Heinlein, insomma, non è il ritorno a una natura in qualche modo sopraffatta dall’evoluzione distorta della società. La liberazione dai tabù sessuali, dall’idea della guerra, dalle divisioni sociali e razziali promossa da Smith è il risultato di una nuova sintesi. Non riuscendo a comprendere la società umana, Smith ne rileva i problemi, le ipocrisie e le contraddizioni per avvicinarla al modello marziano in cui lui è cresciuto. Non il ritorno a qualcosa che ci era proprio e che abbiamo dimenticato, ma un nuovo equilibrio, un’evoluzione verso una società più razionale. La chiave di tutto sta proprio in questo, la razionalizzazione del vivere sociale. Non c’è posto per concetti morali nel romanzo di Heinlein, tutto è conseguenza del tentativo di ottimizzare e rendere razionali i rapporti umani: l’etica dell’ingegnere spiegata ai posteri.



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