Sua maestà

Sua maestà
Se un re e il suo buffone di corte naufragano su un’isola deserta, l’avventura pare quasi ovvia. Ma se scoppia un temporale, la farsa potrebbe trasformarsi in tragedia. Eppure il freddo, la fame e la paura diventano oggetto di surreale comicità: il re chiede al buffone di essere serio ma la situazione impone riflessioni fuori dal tempo e dallo spazio, al limite dell’umoristico. Così, tra digressioni sul sangue reale (fondamentale per durare nel tempo sul trono), mutande regali (che si distinguono dalle altre per la consapevolezza di essere re di chi le indossa), arriva l’ora di cena. Ma “tra le delizie di quest’avventura è contemplato anche il digiuno”, come ricorda il buffone al re. È lo stesso re che dà un senso al naufragio “Il destino ha voluto che io riflettessi su molte cose…per questo mi ha fatto naufragare con te su quest’isola”. Le riflessioni si fanno profonde, fino alle domande sul senso della vita, sulla natura dell’identità e portano i due protagonisti allo scontro, al conflitto tra due mondi, due visioni, due prospettive completamente diverse tra loro. Ma i due non resteranno a lungo sull’isola: una nave viene a salvarli. Quello che il re ha imparato durante il suo soggiorno da naufrago sarà monito per la sua vita di corte, nascosto nelle segrete del castello: i ruoli improvvisamente si capovolgono, le prospettive si mescolano, le regole sociali si ribaltano. Le rivelazioni sorprendono e liberano i protagonisti: si attuerà un rivoluzione o si ricomporranno le strutture sociali come di consueto? Si svelerà la più grande burla fatta al re e a tutta la corte?...
La finzione del racconto narra le finzioni alle quali l’uomo è costretto, in una meta riflessione sulla (in)capacità di essere veri fino in fondo. “Fa paura a tutti, non solo a me, non solo ai buffoni…rivoltare così di colpo la propria vita!”: l’espressione del buffone racchiude tutta la fatica di questa ricerca. L’isola diventa metafora del deserto interiore, del bisogno di andare in profondità per comprendere il senso della vita, ad un passo dalla morte. Il re ed il buffone, in questo viaggio di scoperta, si fanno da specchio fino a ritrovarsi, a ritrovare ciascuno la propria identità. Ciascuno fuori e dentro i ruoli assegnati dalla società, ciascuno rivelando all’altro una parte di sé, ciascuno utilizzando come canale preferenziale di ricerca e rivelazione l’ironia, maestra di tutti i linguaggi. Quello che fa la differenza in questa splendida favola teatrale sono le battute dei protagonisti, le scelte stilistiche, il linguaggio ironico che accompagna ogni elemento del testo, che andrebbe riportato integralmente, per apprezzarne il contenuto fino in fondo. Il focus narrativo invita a riflettere, oggi, sulla fissità dei ruoli sociali che spesso nega a ciascuno la propria identità ma che a volte, invece, restituisce all’uomo il proprio posto nel mondo. Dopo la piacevolissima lettura (da fare “d’un fiato”), Sua maestà accompagna il lettore in una meditazione “digestiva”, oltre gli schemi, per ritrovarsi.

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