Sul conformismo di sinistra

Sul conformismo di sinistra
Quando nel 2003 Luca Sofri, in un articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica, si cosparse pubblicamente il capo di cenere chiedendo umilmente perdono dei suoi passati pregiudizi e nominando Carla Bruni (l'algida top model che aveva appena pubblicato un album di ballate très soft e très snob) musa ufficiale della nuova sinistra, si è avuto forte il sentore di una mutazione in atto, forse irreversibile. Alla sinistra operaista, battagliera, contadina, stradaiola dei decenni passati si è negli anni sostituita una sinistra macrobiotica, di buone letture, di 'quei film là', modaiola, perbene, moralista, che non alza la voce. Una sinistra di "La televisione? Non ce l'ho", di "Io al lavoro ci vado in bicicletta", di commercio equo e solidale, di girotondi, di foulard arcobaleno, di tisane, di gatti, di vacanze a Capalbio...
Fulvio Abbate, innamorato deluso e tradito, mette alla berlina con un pamphlet breve e spassoso i vizi e le contraddizioni brucianti di un'area culturale che ha da anni abdicato alla voglia di mettersi in gioco per mettere in gioco e si accontenta di perpetuare i suoi riti inoffensivi. Uno spettro si aggira per i loft.

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