Sulle tracce della grande madre

Alcuni studi evidenziano come la civiltà umana abbia vissuto periodi di estrema armonia e di piena comunione con la natura addirittura 25.000 anni fa ‒ consideriamo che l’avvento della scrittura è datata approssimativamente attorno al 3.500 a.C. Di queste ere così lontane da noi conosciamo naturalmente davvero poco, ma si ritiene che vi sia stata una maturità spirituale e artistica elevata, una integrazione sinergica con gli elementi naturali; paladine di questa comunione uomo-natura (o meglio, uomo nella natura, in quanto parte di essa), erano le donne che più degli uomini potevano testimoniare, con il loro ciclo mensile e la capacità di generare, il susseguirsi delle stagioni, i cicli della vita e potevano essere viste come la personificazione stessa della madre per eccellenza, la terra. L’idea viene avvallata dal fatto che i reperti di queste antiche comunità sono state ritrovate in terreni pianeggianti (non, quindi, in una posizione strategica di difesa), dalla assenza di armi e da manufatti, rinvenuti in zone fra loro anche molto lontane, rappresentanti donne opulente ‒ la Grande Madre ‒ delle quali si interessò moltissimo Marija Gimbutas, affermata e nota archeologa lituana. Proprio grazie agli studi della Gimbutas, che l’hanno fortemente ispirata, Giuditta Pellegrini parte, con l’inseparabile macchina fotografica, verso l’Anatolia centrale alla ricerca della storia, alla ricerca della Dea e anche di sé...

Giuditta Pellegrini, giornalista, foto e videoreporter e insegnante yoga, ha dato vita ad un libro illustrato caratterizzato da una forte compenetrazione di livelli: i testi con le foto, le foto con le illustrazioni (di Marina Girardi e Miryam Molinari), la Storia narrata e studiata dalla Gimbutas con la storia e la personale ricerca dell’autrice, l’uomo con la donna e la donna con la natura, la terra e la vita stessa. Il tutto con un linguaggio chiaro, evocativo, a tratti magico; e mentre si sfoglia il testo, si guarda e si legge, ci si addentra sempre più in un passato ancestrale che viveva in tutto e per tutto seguendo il ritmo della natura, i cicli del giorno e della notte così come quelli della nascita, della vita, della morte e della rinascita, in una comunione con gli elementi naturali e in una perfetta armonia tra donna e uomo. Turchia, Malta, Tunisia sono i punti toccati da questo viaggio alla ricerca della Grande Madre nei reperti e nelle culture passate e alla ricerca della Dea, fuori e dentro di sé. Di particolare e indubbio interesse il ritrovamento di alcuni simboli in culture diverse come, ad esempio, la testa di toro, simbolo di fertilità, e tema anche delle meravigliose creazioni di Sabiha Ayari, artista tunisina, che con il suo lavoro perpetua una tradizione antichissima di lavorazione dell’argilla, nel libro riportata passaggio per passaggio. Il progetto grafico, complesso e ben fatto, si avvale anche della collaborazione di Chiara Neviani.



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