Sullo Stige

Sullo Stige
Figlia di Oceano e Teti, Stige è una dea ma anche un corso d’acqua primordiale che scorre nelle zone più profonde del regno degli Inferi, anche se fonti di epoca più tarda rispetto a Omero ed Esiodo, nei cui scritti trova per la prima volta menzione, la collocano sulla superficie terrena dell’Arcadia. Prima tra le divinità ad accorrere in soccorso di Zeus nelle lotta che lo vide opposto ai Titani, riceve da questi la dote di costituire inviolabile sigillo di garanzia nei giuramenti fatti dagli dei, garantendo correttezza delle azioni divine e l’ordine della creazione. L’analisi etimologica pone il suo nome in rapporto diretto con termini che richiamano alla “tristezza” che i defunti proverebbero una volta giunti al cospetto di Ade e alla palude di “odio” nella quale finirebbero avvolti. Ma anche alle proprietà mortifere delle sue acque, ove prevalessero le interpretazioni di quanti ne hanno identificato il corso in varie zone terrene rispetto a quelle allegoriche del regno infernale. Mentre altra parte del mito tramanda le sue doti che avrebbero reso invulnerabile Achille, se solo la madre Teti ve lo avesse immerso del tutto, compreso il tallone…   
La pubblicazione dell’opera Sullo Stige a cura di Cristiano Castelletti - traduzione integrale con testo a fronte dei famosi frammenti di Porfirio di Tiro, esegeta di Omero e divulgatore dei culti ancestrali vissuto nel III secolo d.C. - costituisce un’impresa di grande utilità, perché mette a disposizione del lettore uno strumento di approfondimento culturale che ha segnato un contributo fondamentale nella storia degli studi sulla filosofia antica. I nove frammenti, introdotti da un lungo e rigoroso saggio esplicativo del curatore, qui proposti con traduzione a fronte dal greco antico, rappresentano un caso esemplare e alquanto raro di trattazione che fa i conti con le implicazioni simboliche del mito dello Stige e uno strumento di ampia suggestione capace di intersecare i piani delle fonti e dei concetti, dei riflessi e delle interpretazioni, con risultati di grande apprezzamento anche da parte del lettore neofita o poco incline al genere. In un tempo in cui la memoria è un reiterato ribollire di nozioni medie e piccole l’opera di Porfirio accende il desiderio di comprendere e approfondire, non solo il pensiero di un grande pensatore classico che fu  allievo del retore Cassio Longino e discepolo del filosofo neoplatonico Plotino; ma soprattutto di rimpiangere, nei pochi ma suggestivi lembi sottratti all’usura dei secoli, il fascino di un mito che si rinnova a ogni impatto di lettura.

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