Sunset

Sunset

Tra il cielo e il mare c’è la nebbia, quasi impalpabile, del mattino. Il sole sta sorgendo, lentamente, tutto si fa più terso e nitido. L’uomo non guarda l’orologio. Comincia le sue flessioni, i suoi esercizi per mantenersi in forma. Mens sana in corpore sano. Se lo ripete ossessivamente. Passano gli anni e non ha intenzione di lasciarsi andare. Suonano. Non ha voglia di vedere chi lo cerchi. Suonano ancora. Sua moglie è partita per San Diego. Dovrà davvero andare al piano inferiore e vedere chi sia. Il postino gli recapita un telegramma. Lo apre lentamente tornato in terrazza. Sobbalza. Bertolt Brecht è morto. Il suo amico non c’è più. Finito il tempo delle scaramucce verbali, delle infinite diatribe, finito il tempo dei racconti, dei sogni comuni. Lion Feuchtwanger si perde lentamente nei suoi ricordi: stavolta per davvero non potrà più rivedere Brecht. Una fitta gli punge il petto. Dolore, amarezza, tristezza, rimpianto. E mille immagini del suo amico…

Klaus Modick costruisce il suo romanzo su continui flashback. Narra la vita agrodolce degli esuli tedeschi negli Stati Uniti: dai fratelli Mann a Fritz Lang al praghese Franz Werfel, ai margini di una society antifascista con sfumature glamour. Ma soprattutto ci racconta dell’amicizia fraterna tra Brecht e il più famoso, all’epoca, Feuchtwanger, autore di Süss l'ebreo e di altri celebri romanzi. Lo fa con leggerezza, con una scrittura veloce e coinvolgente, uno sguardo acuto e vivace su quel mondo ormai andato. A tratti sfiora il falso storico, nel suo alternare fatti documentati e finzione narrativa, ma è un falso caloroso, partecipe, pieno di umana simpatia. Il tramonto avvolge la spiaggia californiana, avvolge i sogni dei protagonisti, li protegge mentre la vita sfugge fragile tra le dita.



 

 

 

 
 
 
 

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