Supernotes

Supernotes
“Leave town now”. E se a dirtelo con una telefonata è un senatore cambogiano con cui stai contrattando affari per milioni di dollari, lo fai e zitto. Kasper e Clancy, raccolti i contanti e le armi con un’auto affittata a nome di un dipendente del loro locale lasciano Phnom Penh sperando che si tratti di un falso allarme. L’intenzione è arrivare in Thailandia, e nelle lunghe ore di viaggio i due pensano e ripensano a cosa può essere successo. Per chi lavora nei servizi segreti è estremamente facile un passo falso: un solo sospetto può trasformarti in un nemico e quando si tratta di governi come quelli del sud est asiatico, coi nemici non si tratta. Il piano è di abbandonare l’auto a Koh Kong e attraversare, separati, il ponte che separa Cambogia e Thailandia. Ma non sempre le cose vanno secondo i piani, e quel 27 marzo 2008 è per Kasper il giorno in cui si aprono le porte dell’inferno. Ad aprirle 5 uomini del CID, un’unità che si occupa dei lavori sporchi, per la maggioranza ex Khmer rossi, con una particolare predisposizione a giocare coi kalashnikov. L’accusa ufficiale è reati fiscali, ma Kasper sa che da lì in poi in gioco c’è la sua vita...
Pubblicato come storia vera, il libro racconta eventi che potrebbero corrispondere a verità, ma per chi abbia un minimo – e davvero intendo un minimo – di cultura e memoria della storia contemporanea non c’è nulla di nuovo. Le Supernotes, banconote perfette stampate nel sud-est asiatico e causa principale del dramma vissuto da Kasper potrebbero esistere, e con un nome diverso per un certo periodo sono state utilizzate per creare instabilità economica a vantaggio di determinati Paesi. Certo pensare che la CIA sia più o meno complice nella produzione e utilizzo di banconote illegali per pareggiare i bilanci e coprire operazioni non del tutto pulite, sembra un po’ inverosimile. Verosimile è invece la vicenda di Kasper, ex pilota, ex carabiniere del ROS, ex agente infiltrato affiliato alla CIA  e poi abbandonato in toto, senza una parola, al suo destino in un lager cambogiano. Messo sotto processo in Italia per operazioni congiunte di Carabinieri, Guardia di finanza e Servizi segreti, fa inevitabilmente pensare alle vicende del generale Mori e del capitano Ultimo. E questo toglie alla storia un po’ di fascino e un po’ di credibilità.

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