Svegliare i leoni

Svegliare i leoni

A Beer Sheva bisogna velocemente abituarsi alla polvere. Si trova ovunque, ricopre cose e persone. Il Dr. Eitan Green la odia; spesso odia anche gli abitanti di Beer Sheva. D’altra parte non ha scelto lui di viverci, ma sono stati la sua etica e il non volersi piegare a strani giochi di potere che l’hanno portato a essere trasferito in questa cittadina polverosa, insieme alla moglie Liat e ai figli Yahli e Itamar, ad operare presso l’ospedale di Soroka. Eitan ha giusto finito un turno massacrante al lavoro, stanco di persone ferite, di aria condizionata, di troppi caffè. Stanco di telefonare ai figli per dar loro la buonanotte, di quel senso di colpa che lo attanaglia e di quella consapevolezza di deluderli, di non passare abbastanza tempo con loro. È per questa stanchezza, forse, che mentre si sistema sulla sua jeep, quella che gli ha comprato la moglie come sorta di compensazione per il trasferimento, invece di dirigersi immediatamente verso casa, sterza in direzione delle colline per prendere un po’ d'aria, con la voglia di lanciarsi tra le dune, per un fuoripista. La luna è meravigliosa in cielo, Eitan non può fare a meno di ammirarla. Accade così, tutto in un momento. Un attimo di distrazione, la luna in cielo da guardare, un tonfo. E la vita cambia. Cosa è stato quel tonfo? Chi è finito sotto la jeep? Cosa succederà? È un eritreo, o forse un sudanese, quello che giace per terra, ormai senza vita. Cosa fare ora?

La seconda ottima prova di Ayelet Gundar-Goshen combina una storia originale, complessa ed avvincente con dei protagonisti talmente ben tratteggiati e realistici da permettere una immediata e forte immedesimazione con il lettore. Sarà che l’autrice ha studiato psicologia clinica, ma le sfaccettature del Dr. Eitan Green e di sua moglie Liat, la descrizione del bene e del male che permea ogni loro scelta, mai assoluta e definitiva ma sempre sfumata, frastagliata, li rendono personaggi indimenticabili. Pur non giustificandoli, li comprendiamo e ritroviamo nel loro rapporto coniugale così come nel rapporto genitori e figli tante verità scritte con assoluta spontaneità, senza farci percepire la fatica della scrittura, la genesi del ragionamento. Non possiamo svelare troppo del libro, ma vi troverete davanti a realtà che spesso fingiamo di non vedere, che allontaniamo dal nostro campo visivo, perché troppo impegnati, troppo assorbiti dalla nostra quotidianità. E vi troverete a chiedervi quale sarebbe stato il vostro comportamento se vi foste trovati al posto del Dr. Eitan Green, che mette a nudo le sue debolezze e vigliaccherie, ritrovandosi ad essere un uomo come tanti, scoprendosi meno straordinario di quanto pensasse, bravo nelle parole ma forse meno nei fatti. Scoprirete una piccola parte di quello che è il dramma della diaspora eritrea, un dramma che ‒ come tanti altri, in tante altre parti del mondo ‒ spesso non è portato all’attenzione da parte dei media. Un libro che è una rivelazione continua.


LEGGI L’INTERVISTA A AYELET GUNDAR-GOSHEN


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