Sventura

Sventura

Mezzanotte dell’1 novembre, Los Angeles. Una sontuosa Lincoln Town Car scende lentamente lungo le curve a gomito da Beverly Crest verso Hollywood Hills. Mentre passa, le luci delle case si oscurano e cala il silenzio. Ogni “luminoso indizio di vita in città viene cancellato a mano a mano che l’auto scende a valle”. Un vento impetuoso scuote le proverbiali palme di LA e fa cadere grappoli di opossum che la Lincoln asfalta, spappola, schiaccia. I tergicristalli puliscono il sangue, l’auto avanza inarrestabile. Ad un certo punto i fari illuminano una figura sensuale sul marciapiede opposto a quello dell’Hollywood Wax Museum: sembra una ragazza provocante dai capelli rossi che mastica una barretta di cioccolato, ma non è affatto una ragazza, oh no. Guai a chi la guarderà, perché “dimenticherà qualunque piacere a parte quelli del cibo e del sesso”. La Lincoln accosta, il finestrino si apre con un lento sibilo minaccioso. “È l’ora in cui anche le ragazze monelle devono essere a letto”, dice una voce dall’interno mentre lo sportello si apre e fa salire la ragazza. Poi gemiti, imprecazioni, urla di dolore e piacere. Un breve silenzio e la ragazza esce dall’auto con un profilattico usato in mano. Dentro sperma, fuori rossetto e cioccolato al latte. Lo gonfia come un palloncino, lo attorciglia come fanno gli animatori delle feste di compleanno dei bambini, lo fa somigliare a un piccolo essere umano, poi lo posa con un gesto solenne sul marciapiede, proprio sopra a una stella dell’Hollywood Boulevard. Un sacrificio di sangue, seme e zucchero. Con questo rituale arcano ha inizio il countdown verso il Giorno del Giudizio…

E siamo alla seconda parte della personalissima Divina Commedia ultrapop di Chuck Palahniuk: Madison Spencer, la tredicenne sovrappeso (e morta) protagonista di Dannazione, visita quindi il suo Purgatorio, che altro non è che la derelitta Terra. Evocata per scherzo da tre ex “amiche” durante la notte di Halloween, si è vendicata crudelmente delle tre troiette anoressiche che la deridevano da viva e volevano deriderla da morta, e ora non vede l’ora di tornarsene all’Inferno in automobile. Ma niente da fare: a quanto pare Satana ha per lei in serbo ben altro, e cioè innescare la fine del mondo. Palahniuk ha rivelato di aver iniziato a immaginare e a scrivere le avventure di Madison nel 2009, mentre assisteva sua madre nella fase terminale di un tumore al polmone e il plot di certo è influenzato dai ragionamenti sul trascendente che ogni essere umano è portato a fare quando si trova faccia a faccia con la morte. Quello che disturba invece è questo vezzo un po’ stucchevole di raccontare tutto come fossimo dentro un urban fantasy per sedicenni, però sboccato e porno e per giunta scritto in un linguaggio a metà tra giovanilismo e avant-garde, tutto battute a raffica e ammiccamenti. Ci sono idee interessanti, alcune persino geniali. Ma è tutto come un bubble-gum rosa fosforescente che dopo pochi minuti che lo mastichi non sa più di niente.



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