Tangenziali – due viandanti ai bordi della città

Tangenziali – due viandanti ai bordi della città
Michele Monina nemmeno lo avrebbe fatto il giro a piedi della città, ma Biondillo è uno che non transige: “Per raccontarlo dobbiamo averlo fatto”. E cominciano gli appuntamenti dalle parti di piazzale Bacone, in pasticceria, dopo aver piazzato le rispettive creature a scuola e all’asilo. Progetti, ipotesi e un giro esplorativo con l’auto di Monina perché Biondillo non ha né auto né patente. Monina ammette candidamente la sua speranza di convincere l’architetto ad utilizzare solo quel giro in auto ed eventualmente Google per libro: ma niente da fare. Si parte quindi per un viaggio alla periferia del proprio mondo. Che poi la parola “tangenziale” fa pensare ad una strada che tange appunto, tocca l’esterno della città circondandola. A Milano no: intanto le tangenziali sono tre e non sono continuative, ma addirittura nemmeno si intersecano tutte fra loro. E poi ne manca una, la tangenziale sud non c’è. Finalmente si parte, dieci tappe dieci pezzi di città visti da una prospettiva tutta nuova…
Sulla falsariga di London Orbital di Iain Sinclair, il viaggio intorno a Milano di Biondillo e Monina è una via di mezzo fra un saggio e un romanzo. La stessa tappa raccontata prima da uno e poi dall’altro sembra - per gli stili completamente diversi - inevitabilmente una tappa diversa. Biondillo con l’occhio dell’architetto milanese, con una spiccata sensibilità e attenzione all’elemento umano, vede e racconta le costruzioni più o meno abbandonate o utilizzate in modi a dir poco fantasiosi: penso alla lunghissima via Corelli, alle ex fabbriche di Sesto per esempio. Monina, disincantato accompagnatore, vede, nota e ci racconta forse di più le sue impressioni e sensazioni. Il tutto - condito da una buona dose di sense of humour che non difetta a nessuno dei due - rende questo libro una lettura piacevole e scorrevole, equidistante dal solito saggio e dal solito romanzo, ma altrettanto interessante e avvincente. Consigliato a chi si immagina ancora la Milano “da bere” – che non esiste più nonostante la moda la musica e il business – e a chi conosce solo il centro e i Navigli.

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