Tanti baci dalla Mesmenia

Tanti baci dalla Mesmenia
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“Cercasi traduttore per un romanzo della Mesmenia. Molto buona retribuzione”. Thomas ha studiato mesmeno all’università, ma solo perché la sua insegnante era la donna più bella che avesse mai visto. Non c’è nemmeno mai stato, in Mesmenia. Nemmeno in Estonia o in Russia, che pure sono lì a due passi. Thomas ha messo la laurea in un cassetto e lavora da Mc Donald’s, in attesa di trovare il coraggio di cambiare vita. Sandrine, la sua compagna, attende quel momento quanto e più di lui, e così attendono sua madre e il suo migliore amico Richard. Finché Thomas legge su una rivista un curioso annuncio di lavoro per un romanzo ancora più curioso: la storia d’amore fra un’anziana mesmena e un soldato ucraino. Thomas ottiene l’impiego e lascia il lavoro da Mc Donald’s. Ha tre settimane di tempo, ma gli bastano poche ore per dover ammettere con se stesso che non lo ricorda poi così bene, il mesmeno. Si concede un certo numero di licenze poetiche, pensando che non ci sia niente di male ad adattare la storia di un popolo lontano ai gusti e alle esigenze del pubblico francese. Poi torna alla sua vita, e Sandrine spera in segreto che questa esperienza gli tolga finalmente dalla testa il mesmeno, e soprattutto il ricordo della sua insegnante. Se non che, qualche tempo dopo, Thomas scopre che il libro è stato messo in vendita con il suo nome come autore, da una minuscola casa editrice specializzata nei Paesi Baltici, e che La vita rurale in Mesmenia sta diventando un caso editoriale senza precedenti...

Tanti baci dalla Mesmenia si legge con una punta d’invidia. Invidia per la capacità dell’autrice Fabienne Betting, ma anche di altri scrittori e scrittrici di ogni epoca, di dare vita a un mondo che non esisteva, fatto non solo di una trama accattivante e personaggi curiosi, ma costruito nei più minimi dettagli. La geografia, l’abbigliamento, i piatti tipici e la grammatica della Mesmenia ci sembra di conoscerli da sempre. Le atmosfere da sogno di Parigi, la vera ambientazione del romanzo, quasi sfigurano di fronte al paté di coniglio immangiabile o al grigiore di montagne che sembrano fatte di cenere, per non parlare delle gonne con colori talmente ridicoli che nemmeno a Carnevale. Eppure, faremmo subito il biglietto aereo, se solo esistesse. Un effetto simile a certi libri fantasy (chi non ha sognato una vacanza a Hogwarts, almeno una volta?), che qui si amplifica perché siamo davanti a un romanzo apparentemente “ordinario”, senza elementi soprannaturali o altre caratteristiche tipiche di un genere. Il libro ideale da leggere in vacanza, magari sul treno o in aereo, quando ancora si deve raggiungere il locus amoenus e si è ancora pieni di aspettative. E di voglia di perdersi.



 

 

 

 
 
 
 

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