Taxi

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Alexandra non se la passa per niente bene. Siamo ad Amburgo nella prima metà degli anni ottanta, e lei, poco più che ventenne, sembra non aver raccolto ancora nulla dalla vita. Le sue giornate trascorrono tra l’addio ad un noiosissimo lavoro nel ramo assicurativo e il freddo inverno speso in un capanno nel giardino dei propri genitori, un gelo - affettivo e fisico - fatto di spifferi ostili condivisi con il fratello, entrambi sfrattati dal padre e costretti in questa tragica soluzione abitativa. Ed allora anche un semplice annuncio come autista di taxi può sembrare un’occasione per ridare un senso alla propria vita: perché non accettare? Dopo un esame sommario, passato più che altro per le sue doti di donna e una straordinaria bellezza, Alexandra ottiene una Mercedes, il numero 244 che la identifica nel mare dei taxi in città e un turno notturno: una scelta dettata dalla voglia di avventure e incontri talmente bizzarri e casuali che solo la notte, con le sue ombre, può garantire. Ed allora, verrebbe da chiedersi, di cosa sorprendersi se una buona metà dei clienti di Alexandra sono rappresentati da alcolizzati al verde che non riescono a mettere insieme nemmeno i soldi della corsa, magnaccia feroci e aggressivi, puttane di alto o basso bordo che si lamentano per il resto e, per finire, arroganti e viziati clienti di strip club. È in mezzo a tutto questo che incomincia la rincorsa di Alexandra alla vita: una rincorsa verso il denaro, una casa in affitto, una relazione stabile, qualche amante e l’amicizia con i propri colleghi. Eppure una vita spezzata, segnata e fragile, sembra non mostrare mai margini di soluzione…
Il ritratto che Karen Duve riesce a dare di Alexandra con Taxi è veramente straordinario. Alexandra è, infatti, uno di quei personaggi che, appena la incontri, esce dal libro e ti si siede accanto: è lì con te sul treno, sul divano, ovunque tu sia, presente in prima persona per raccontarti la propria avventura. E in questo non può non aver inciso un dettaglio tutt’altro che marginale, la stessa autrice prima di dedicarsi con successo alla scrittura è stata per un periodo della sua vita autista di taxi e questo non può che aver segnato, in modo positivo, quello che prova a svelarci in questo libro incredibilmente forte, reale, sincero. A colpire è soprattutto la struttura del romanzo, che infrange le oltre trecento pagine di cui è composto con una serie di brevi capitoli di due o tre facciate che ci accompagnano giusto per una corsa in taxi, un incontro casuale, quasi furtivo, ma sempre ricco di profonde riflessioni che spaziano dal rapporto uomo-donna ai pensieri su quel periodo della vita che intercorre tra la fine dell’adolescenza ed un’età adulta difficile da raggiungere. Aggiungeteci che Alexandra è tutto fuorché un personaggio facilmente schematizzabile, con le sue manie per i primati, i libri di Jack London e un rapporto con gli uomini - tra cui anche un nano - che definire conflittuale è dir poco, ne risulta così una lettura davvero interessante, forse la migliore degli ultimi mesi.

 

 

 

 
 
 
 
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