Tempesta

Tempesta

“Avevamo deciso di essere tedeschi, per difendere la nostra terra, la nostra lingua e la nostra anima contro i fascisti italiani. Ma che cosa sapevamo della guerra?”. Maggio 1941. In una Berlino che si rifiuta di accettare la presenza della guerra, Hella Rizzolli e Wastl Tschigg si amano ancora una volta prima di dirsi addio. Bello e fiero nella sua uniforme delle Waffen-SS, Wastl, appena tornato dalla Francia, è di nuovo in partenza per una destinazione ancora ignota. Hella è irrequieta come una rondine che si prepari a migrare, ma accanto all’amato ritrova la forza per continuare a credere nei progetti del Führer per la loro patria. Ma quale patria? Hella e Wastl sono altoatesini e, come molti sudtirolesi germanofoni, hanno deciso di “optare”, ossia di rinunciare alla cittadinanza italiana per diventare cittadini del Reich. Salutato Wastl, Hella riparte per Bolzano; sul treno che la riporta a casa, conosce Karl, un giovanotto discreto, dallo sguardo rassicurante e un talento da falsario che, come una calamita, attira i progetti perversi delle SS, il nemico da cui Karl sta cercando di nascondersi…

Dopo due anni dalla pubblicazione di Eredità, Lilli Gruber, nota giornalista, scrittrice ed ex parlamentare europeo, firma il secondo episodio di una storia che attinge ai ricordi di famiglia e alle vicissitudini della sua terra, il Sudtirolo: l’Hella del romanzo è infatti la prozia dell’autrice. Seguendo il filo delle memorie familiari, la Gruber abilmente incastona nella fiction eventi storici e personaggi realmente esistiti, riporta le testimonianze di suoi conterranei sopravvissuti al secondo conflitto mondiale, intercalando qua e là, pagine di ponderate riflessioni sui fatti, come essi realmente si svolsero. Compie infine, la non facile missione di dipanare la complicata storia di un popolo, quello sudtirolese, ridotto a bottino di guerra, dilaniato dalla cogenza di esercitare l’opzione e scegliere con chi stare - Italia o Germania? - violato nella propria identità culturale. Un libro che, coraggiosamente, racconta le ragioni di chi ha abboccato all’amo della propaganda nazista e che pur non condividendo quelle motivazioni, né volendo giustificare i misfatti, consente ancora una volta di riconoscere la banalità del male.



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