Tempesta

Tempesta

Isola di Udo, Mar del Giappone. Dopo trent’anni, lo scrittore Philip Kyo torna nell’isola. Tante cose sono cambiate, riconosce a malapena i luoghi, le spiagge, i colori. Trent’anni prima si è recato in quell’isola con Mary Song. Mary Song e i suoi bei capelli neri, i suoi occhi color delle foglie di autunno. Mary Song che cantava il blues. Mary Song che scelse proprio quell’isola, non per lui, ma solo per farsi inghiottire dal mare. Per affogare la sua disperazione: se ne andò in una sera di calma piatta. Perché è tornato? Forse per morire, come Mary Song. O, forse, solo per la tempesta. In quell’isola vive una tredicenne, June, figlia di una donna del mare, raccoglitrice di orecchie marine. Non ha un padre, June. È sola. Ama il mare più di ogni altra cosa. E nelle sue passeggiate incontra il signor Kyo, al porto. Diventano amici… Ghana. All’età di otto anni, la piccola Rachel scopre di non avere una madre. O meglio scopre che la signora che fino a quel momento l’ha cresciuta non è la sua vera madre. E Bibi, l’adorata Bibi, non è sua sorella. Lei è figlia di uno stupro. Quando Rachel scopre la triste verità, vive in una villa sul mare. Bei vestiti, tanti giocattoli. E quelli che crede i suoi genitori litigano, sempre. Lei smette di essere una bambina e la famiglia Badou è travolta dalla rovina. Arriva la guerra, la rovina e la partenza verso la Francia…

L’autore, francese e mauriziano come egli stesso ama definirsi, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nell’anno 2008, con Tempesta, uscito per la prima volta nel 2014, ci affascina con due racconti delicati e toccanti. In uno scenario nel quale il mare, il vento e il passato costituiscono lo sfondo dominante si muovono, quasi in punta di piedi, i personaggi di queste storie. Storie di ritorni, di ricordi e di laceranti ferite risalenti all’infanzia che segnano i futuri percorsi in modo indelebile. L’infanzia come marchio doloroso, infanzia come perdita, infanzia come dolore. Entrambe le giovani protagoniste dei due racconti, June e Rachel, sono bambine-donne ferite, sanno di aver perso qualcosa senza averla, in fondo, mai avuta. E, nonostante tutto, sperano senza mai parlare veramente di speranza. Non si possono spezzare le catene del passato, non può June, non può Rachel e non può nemmeno il professor Kyo che vive con i fantasmi della sua codardia, della sua inerzia (forse). Nessuno può, ma tutti continuando ad andare avanti, forse attendendo qualcosa, qualcuno. Con una scrittura delicata, lineare e quasi scarna, Le Clézio riesce a scandagliare i sentimenti umani regalandoci pagine di intensa lettura.



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