Tempesta di neve e profumo di mandorle

Tempesta di neve e profumo di mandorle

Nel dormiveglia conciliato dal rollio della barca tra le onde, Malin teme che ‒ come troppe volte le sta accadendo ultimamente ‒ quelle immagini tornino ancora una volta ad affacciarsi alla sua mente. Quel sangue rosso contro il bianco delle piastrelle le paralizza il cervello, le impedisce ogni movimento, mentre una spirale da incubo la trascina giù, in quel viaggio onirico angosciante. Questa volta la voce di Lars che le annuncia il pranzo la distoglie in tempo. Vorrebbe parlargliene, di quelle visioni, delle sue inquietudini, del vero motivo di quel viaggio ma oramai svuotata, miseramente desiste. La loro vacanza in barca procede da oltre una settimana e la speranza di un riavvicinamento con suo marito è diventata sempre più una vana e frustrante chimera. La voce di Elisabeth ‒ la prima moglie di Lars misteriosamente morta proprio dopo una gita in barca col marito ‒ che le risuona in testa come un sinistro monito, le immagini del sangue, le innumerevoli gravidanze interrotte, l’aria distaccata di Lars sempre più lontano, chiuso nei suoi pensieri pesano come un macigno insormontabile. E intanto una tempesta sta per sorprenderli in mare... Marianne come ogni mattina dopo essere sbucata dal retro osserva soddisfatta la sua creazione: Il Caffé delle Vedove. Un piccolo bistrot arredato con semplicità e gusto, capace di far sprofondare il cliente in un’accogliente e calda atmosfera familiare. È nato tempo addietro dalle ceneri di un rudere al quale solo lei aveva dato fiducia, ristrutturandolo. Marianne è molto attenta ai suoi clienti, soprattutto quando si tratta di coppie che le richiamano alla mente precedenti e indelebili dolori. La sua attenzione ai gesti sofferenti, miti e sottomessi di quelle donne, risveglia ogni volta ferite mai rimarginate. Ed è proprio allora che quelle donne intercettando il suo sguardo sono ben liete di ordinare per i propri uomini la famosa “specialità della casa”. Finché un giorno nel suo affabile locale non si affaccia il commissario Eva Wärn...

Camilla Läckberg, l’autrice della fortunata serie poliziesca con protagonisti Erica Falck e Patrik Hedström che ha collezionato oltre quindici milioni di copie vendute nel mondo ‒ qui al suo nono romanzo italiano ‒ confeziona anche questi suoi cinque racconti con la solita mano sobria, asciutta ed elegante. Sono tutte situazioni molto familiari quelle descritte dalla giallista scandinava, capace di scavare dentro storie diverse con la stessa gelida e chirurgica visione ‒ quasi carveriana ‒ della realtà: coppie sull’orlo di una crisi di nervi, figlie spietate, bariste assassine, adolescenti bullizzati, tutti personaggi che guardando nelle invisibili e microscopiche crepe della loro vita quotidiana detonano con lucida e impenetrabile follia implodendo più che esplodendo odio e frustrazione repressi. E proprio nella dicotomia tra placida serenità del vivere giornaliero e fredda furia omicida, in quel rosso sangue riversato sulla candida neve o sulle bianche piastrelle di un bagno sta la potenza di questi racconti, che come un bisturi sono capaci di incidere quasi con disincantato distacco pagine e vite dei protagonisti. Gelo puro!



 

 

 

 
 
 
 

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