Tempesta fra le palme

Tempesta fra le palme
Nuri è un adolescente sensibile e ribelle che si trova a varcare le soglie della maturità in un paese attraversato da conflitti e in un momento storico altrettanto difficile: siamo nell’Iraq degli anni ’40 e Nuri è ebreo. Quello che sta succedendo agli ebrei in Europa è facilmente immaginabile, per noi lettori a conoscenza delle tragedie del ‘900: quello di cui Nuri non si rende conto è che le discriminazioni nei confronti del suo popolo - se prima erano sottili e limitate a sporadiche scazzottate tra ragazzi di diverse etnie - ora diventeranno sempre più accese e pericolose. È qui e in questo tragico momento che il giovane impara cos’è l’amicizia, quella intensa, fraterna ma conflittuale con Naif - è proprio Naif il primo a mostrarsi suo nemico a causa delle sue origini- quella tormentata e dolorosa con Itzhak, quella tanto simile all’amore con Denise, la vicina di casa e compagna di giochi, prova sulla sua pelle la durezza di una famiglia rigida e patriarcale, soffoca i turbamenti che la conturbante zia Hilà scatena in lui, vive con altalenanti sentimenti il rapporto con il severo nonno paterno, tradizionalista fino al midollo. Finchè, nel giugno del ’41, la follia nazista coinvolge anche alcune frange islamiche di Baghdad, scatenandosi così sulla comunità ebraica: anche Nuri sarà costretto a scontare questo tremendo attacco...
Sami Michael è uno scrittore iracheno naturalizzato israeliano: al centro delle sue opere è onnipresente il tema della convivenza di etnie e religioni differenti. Tempesta fra le palme è una delle sue prime prove in ebraico: utile scoprire un pezzo di storia sconosciuto ai più quale il tremendo pogrom abbattutosi sulla comunità ebraica irachena nel giugno del ’41, fenomeno denominato Farhoud - da ricordare che la comunità ebraica aveva vissuto oltre 2000 anni in Iraq senza che si verificassero significativi episodi di intolleranza. Vista attraverso gli occhi di un ragazzino la tragedia prende forma in maniera più vistosa, se ne acutizza la sofferenza, se ne avverte maggiormente l’enormità. Nello stesso tempo, l’aver reso protagonista un giovane di una vicenda del genere implica una leggerezza di scrittura talvolta eccessiva, creando una sorta di mancato romanzo di formazione che in alcuni punti cade in episodi scontati e di poco interesse. Nonostante ciò, la forza evocativa delle immagini catapulta chi legge in una Baghdad viva e concreta, di cui si percepiscono odori, sapori e atmosfere, “gli aromi inebrianti della fugace primavera”: un mondo quasi incantato ma in realtà pieno di insidie. Momento più toccante della narrazione la storia d’amore tra Nuri e Denise, in parte ostacolata dalle gelosie della sorellina minore ma nonostante tutto mai intaccata se non dalle dolorose circostanze nelle quali gli adolescenti sono costretti a vivere.

Leggi l'intervista a Sami Michael

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