Tempo assassino

23 agosto 1989. Clotilde – 15 anni, 48 centimetri e un inseparabile diario tra le mani – è seduta su un tronco diviso in due, piuttosto scomodo a dire la verità, ma molto “bucolico”. Ha le cuffiette nelle orecchie e la penna in mano. A interrompere il suo idillio ci pensa il fratello Nicolas, 18 anni e un futuro già votato al successo, al lavoro e al dovere: «Dobbiamo andare...». Clotilde lo ignora. Una manciata di secondi dopo il padre le afferra bruscamente il braccio – la penna cade, le cuffiette volano, il diario rimane sulla panchina – e la trascina via. «Sbrigati, Clotilde. Si va a Prezzuna». A sentire un concerto di musica polifonica còrsa in una chiesetta sperduta nel bel mezzo del niente. Che gioia. Il padre guida veloce, come fa spesso quando era nervoso. Come adesso, ad esempio. Perché sono in ritardo, perché i figli sono ingrati, perché la moglie li difende... Ed è sempre a velocità piuttosto sostenuta che la Fuego rossa sulla quale viaggia Clotilde con la sua famiglia sfonda allʼimprovviso il parapetto di una curva stretta, finendo a capofitto in uno strapiombo roccioso. Muore il padre, muore la madre, muore il fratello. Solo lei sopravvive allo schianto, miracolosamente quasi incolume... Ventisette anni dopo Clotilde torna in vacanza con la sua famiglia – marito Franck e figlia quindicenne Valentine – sul luogo dellʼincidente. Stesso camping di quando era adolescente. Ma una mattina, mentre è di ritorno al bungalow dopo aver comprato la colazione, le viene recapitata una strana lettera. La calligrafia è quella di sua madre...

Michel Bussi, autore pluripremiato e pluritradotto, sforna un altro degnissimo romanzo, costruito con grande maestria e abilità. Si tratta di un thriller psicologico, che però non sconvolge, non traumatizza ma rimane invece molto equilibrato e – per certi aspetti – rassicurante. La narrazione segue più piani, tre principalmente: quello del passato, in cui a raccontare gli eventi è una Clotilde adolescente che affida i suoi pensieri a un diario; quello del presente, in cui pensieri e azioni di una Clotilde diventata donna vengono raccontati da un lettore esterno tanto discreto quanto puntuale; e infine quello parallelo di un lettore misterioso, tra le cui mani è finito il diario di Clotilde e che sembra conoscere tutta la sua storia. La trama è fitta – di parole, di personaggi, di fatti –, ma si dipana con precisione e chiarezza fino alla fine. Chi legge non può fare altro che ritrovarsi incollato alle pagine senza quasi accorgersene, catturato dalla perizia e dalla bravura di Bussi, che tiene in ostaggio il lettore per un tempo infinito. Infine, la Corsica che fa da sfondo alla vicenda è una Corsica splendente, abbagliante di sole e luccicante di acqua di mare. Non è facile far vivere un paesaggio, un ambiente, come fosse un personaggio. Ma Bussi riesce anche in questo. Con grande tecnica e con una certa classe.



 

 

 

 
 
 
 

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