Tempo fuor di sesto

Tempo fuor di sesto

Ragle Gumm è un tipo simpatico e spigliato che, dopo aver servito il suo Paese sul fronte del Pacifico, gode di un’esistenza pigra ma agiata e non sprovvista di una certa celebrità. A cosa deve questa agiatezza e questa fama? Semplice: Ragle da due anni indovina sempre al quiz indetto dalla “Gazette”, “Dove si trova l’omino verde?”, un gioco di abilità e ragionamento che è praticamente diventato la sua occupazione principale e il suo lavoro, fonte di reddito e sostentamento. Egli vive con la sorella Margo, il cognato Vic e il nipote Sammy e non è minimamente intenzionato a farsi una sua propria famiglia, essendo rimasto scottato da un matrimonio precedente miseramente naufragato. La sua unica fonte di interesse, al di là del quiz, pare essere la vicina di casa, tale Junie, moglie di William Black, un individuo ombroso che non gli ha mai fatto grande simpatia. Ragle, sempre a metà tra il serio e il faceto, ci prova di tanto in tanto con Junie ma la ragazza, pur attratta da quello spirito scanzonato e leggero, non dà segnali di cedimento. Tuttavia, a differenza di quanto possa sembrare, il signor Gumm non è soddisfatto di sé e, dietro l’apparenza trasognata e naif, coltiva pensieri di crescita personale e professionale, crescita che però gli sembra negata da una realtà falsamente accogliente e sempre più oscura e misteriosa…

“Il tempo è fuor di sesto”, citazione dell’Amleto di Shakespeare e, allo stesso tempo, titolo e chiave di lettura di questo romanzo scritto nel lontano 1959. Sono gli anni della “paura rossa” e dei nervi costantemente tesi tra Stati Uniti e Unione Sovietica, entrambi pronti a premere il bottone rosso della guerra atomica. Un’atmosfera spettrale, focolaio per ansie, dubbi e ossessioni di un mondo post-apocalittico che sono pane per i denti di un cantore della paranoia e dell’angoscia come Philip Dick. L’opera ci racconta di una cittadina americana ridente e serena, immersa in una quotidianità monotona e rassicurante che però sembra andare stretta alla celebrità locale Ragle Gumm il quale, pagina dopo pagina, si rende conto che il tempo e lo spazio sono concetti a dir poco relativi e che anche la realtà in cui vive è ben lontana dall’essere oggettiva. Qual è il discrimen tra sanità e follia? E tra verità e menzogna? Questi interrogativi abbracciano tantissimi libri dell’autore e anche in Tempo fuor di sesto si rivelano in tutta la loro destabilizzante problematicità, fungendo da ispirazione a capisaldi della letteratura e del cinema quali L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon e il film The Truman Show di Peter Weir, entrambi debitori diretti di quest’opera.



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