Tenebre

Tenebre

All’ospedale le dicono che ha dormito per sette ore e che durante l’intervento non si sono verificate complicazioni: non ha più l’emicrania, l’odorato è tornato, sua madre e il medico sono al suo capezzale, e lei riesce a chiedere solo perché si trovi lì… Inizia cancellando le piramidi: Giza, le tombe in rovina da millenni. Il problema però è quando comincia a eliminare le foto che ha scattato ad Adele… Nella camerata non c’è mai davvero silenzio, nemmeno nelle ore più buie. I sonni dei ragazzi sono fatti di ansimi, parole senza senso mormorate in un incubo, sibili, rantoli… Di notte la mamma lo chiude a chiave, il bambino resta solo nella cameretta, gli occhi spalancati nel buio, le orecchi sensibili a ogni rumore, come quello che fanno gli uomini senza volto di cui avverte la presenza in camera di sua madre. Ridono e ansimano… Il primo a uscire è un ragazzo con gli occhiali spessi e il cappotto di cachemire. Lo spettacolo gli ha fatto effetto, non c’è che dire…

“E se è una femmina si chiamerà Futura”, cantava Lucio Dalla: nel caso specifico però questo nome, così evocativo, non è attribuito alla speranza di una giovane vita che deve ancora nascere e rendere migliore il mondo, bensì, probabilmente comunque con aspettative iniziali simili però poi del tutto disattese, è stato dato da chi l’ha fondata a una città turrita che è ora marchiano emblema di decadenza. È marcescente, sta per essere distrutta, i suoi abitanti attendono il tracollo definitivo. Ed è proprio qui, nel luogo delle promesse tradite, un’oscurità, una tenebra in cui però faticosamente tentano di filtrare i raggi luminosi del bene, che Elia Gonella ‒ che scrive in modo elegante, profondo e potente e gioca con l’ambiguità propria del tempo e di quello che rappresenta, in termini di riferimenti e ricordi, utilizzando con efficace souplesse flashback e flashforward ‒ ambienta la maggior parte dei suoi racconti. Storie intense e coinvolgenti che vedono come protagonisti uomini, donne e persino bambini che scoprono che il male è proprio laddove non pensavano e alle prese, ognuno a suo modo, con i loro demoni interiori.



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