Tenerezza

Tenerezza

La tenerezza è il potere gentile. Quello che il mondo ha dimenticato. È il mondo dell’homme blasé e del suo nervosismo metropolitano. La città è il luogo per eccellenza del vagare ottuso ed egocentrico dell’uomo del XXI secolo. Un luogo in cui non c’è spazio per la tenerezza, in cui tutti i rapporti sono scanditi dalla predominanza di un “io” ingombrante, egoista, difficilmente preoccupato dell’altro, se non come semplice proiezione di se stesso e strumento (a volte neanche troppo fondamentale) per raggiungere i propri obiettivi. Una corsa verso l’efficienza a tutti i costi. La società cosmopolita, quella che professa l’uguaglianza dei diritti e il multiculturalismo, lo fa soltanto perché ha paura del diverso e non lo tollera. In qualche modo non fa altro che difendersi dallo sconosciuto, si emargina ed emargina nell’apatia dei sentimenti. E quello più puro, la tenerezza, è letteralmente schiacciato dalla stanchezza. La società della stanchezza è quella che non accetta la sua stessa imperfezione e varietà. Una stanchezza che divide, entra in contrasto con la percezione positiva del tempo come occasione di crescita, di evoluzione, di sbagli ed esperienza. Il tempo libero è inconcepibile. Come “guarire” dalla sindrome dell’homme blasé? Recuperando l’arcano, il valore profondo della nostra esistenza. Giochiamo! Il gioco non sminuisce, ma alleggerisce pur mantenendo l’intensità…

La rivoluzione del potere gentile: recuperare la tenerezza in un mondo in cui avanza il nervosismo è un vero atto rivoluzionario. Isabella Guanzini, giovane filosofa e teologa, ci offre un viaggio meraviglioso alla ricerca del senso più profondo della tenerezza. Tenerezza (senza articolo determinativo!) è il titolo del suo saggio affascinante. Lungi dall’essere un manuale teologico o peggio un percorso catartico di redenzione, Tenerezza offre degli spunti e delle riflessioni sulla società in cui siamo completamente immersi. C’è un po’ di questo homme blasé in tutti noi. Da quando mettiamo il primo piede giù dal letto la mattina a quando percorriamo i soliti tragitti per raggiungere il nostro ufficio. Nel frattempo ignoriamo completamente gli altri. L’altro è solo un intralcio nel nostro frenetico raggiungimento di un’individualità eccessiva, egocentrica e ottusa. La Guanzini ci fa partire da un bene primario per la nostra sopravvivenza, l’acqua, quella in cui nuotiamo e in cui dovremmo stare a galla tutti insieme, nella totale leggerezza. Poveri illusi. In realtà siamo schiacciati dal nervosismo metropolitano tipico dell’homme blasé. In Tenerezza troviamo una descrizione fantastica della società della stanchezza, quella del XXI secolo. “L’essere al bivio nel momento in cui il bivio è scomparso genera certamente una profonda stanchezza”. Il viaggio proposto dalla Guanzini alla ricerca del luogo in cui abbiamo perso la tenerezza tocca vari aspetti della nostra quotidianità, fino ad arrivare alle rive di Lampedusa. Una riflessione oggettiva, profonda e illuminante di cosa siamo diventati. Cosmopoliti ma intolleranti, individualisti ma insicuri. Chi è pronto a salvarsi?



 

 

 
 
 
 

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