Tenerumi

Che sapore hanno le fave a cunigghiu? Quella polpa bollente e molle che scivola in bocca, tra le labbra “accucchiate” e contratte come un coniglio, è un passatempo, un gioco speciale di mani e di fave tra Fabrizia e sua madre Anna. È la quieta certezza di un nido sicuro e di un’intimità impenetrabile. Sedute al tavolo della cucina, ne mangiano montagne, è il loro “cibo tana”, femminile ed esclusivo, parte di quei riti collegati al cibo che sono il leitmotiv della vita di Fabrizia. Lei è una contessina, nata dall’unione di due famiglie della nobiltà siciliana, i Tasca d’Almerita e i Lanza. Fabrizia è la sintesi di due linguaggi diversi, letti attraverso il caleidoscopio del cibo. Cerimoniale, raffinato e codificato quello dei Lanza. Legato alla concretezza della terra e dell’entroterra siculo, quello della madre Anna Tasca, che ne fa nutrimento del corpo e del cuore. Attorno al tavolo da pranzo, il cibo intesse relazioni, smussa spigoli comunicativi e si fa parola. È un lessico che si tramanda dalla nonna Franca, madre di Anna, che seduta in cucina pulisce i fagiolini e organizza i pranzi di tutta la famiglia. Fabrizia vive con la madre una relazione di amore totalizzante. Anna è una donna volitiva, bella, intraprendente e possessiva. A diciotto anni, la contessina decide di lasciare la Sicilia e di segnare una distanza tra lei e quell’amore avvolgente, che si nutre del cibo e dei suoi significati. Va “a studiare fuori”, come si dice tra isolani. È un filo spezzato quello che Fabrizia lascia dietro di sé, inseguendo una strada tutta sua, quasi sfuggendo il cerchio magico costruito dalla madre. Per Anna, il distacco dalla figlia è come un tradimento, un gesto di profonda ingratitudine…

Fabrizia Lanza, storica dell’arte ed ex direttrice museale, nel 2006 è tornata a vivere e lavorare stabilmente in Sicilia. Qui, in quell’entroterra di vigneti e ulivi, dove la terra brulla produce ancora un “cibo tana”, legato indissolubilmente al territorio e di esso quasi espressione divina, nelle terre del Regaleali, dirige la Anna Tasca Lanza Cooking School, scuola di cucina della tradizione, fondata dalla madre alla fine degli anni ottanta. La Lanza ha già pubblicato due libri di cucina e Tenerumi è la sua prima prova di narrativa. Il libro è un tuffo nel mare blu dei ricordi, dei linguaggi e degli umori di una famiglia composita dell’aristocrazia isolana. Un memoir appassionante, in cui la trama dei ricordi di famiglia poggia sull’ordito di una suggestiva descrizione della Sicilia e delle sue tradizioni. Non ci sono ricette, i cibi sono semplicemente evocati con i loro “nomi propri”, ma la scrittura intima, elegante e coinvolgente li rende vividi e succulenti, lasciando immaginare la nudità terragna delle “mazzareddi con la ricotta” e il sublime accordo di sapori e colori del “trionfo di gola”.



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