Tenete alte le lanterne

Tenete alte le lanterne
Trinidad, 1955. Vasti è una delle fortunate ragazze che frequentano il prestigioso Istituto Sant’orsola. Come tutti i giorni sta compiendo il tragitto che la conduce a casa sua, a bordo della sua fidata bicicletta. Di colpo sente delle urla dietro a un cespuglio: si affaccia e vede senza essere vista a sua volta una scena che rimarrà per sempre impressa nella sua memoria. Una ragazza è oggetto di violenza da parte di un uomo, si divincola, grida ma non riesce a liberarsene. Difficile parlare di una cosa così oscena tra le inquadrate ragazze perbene del collegio Sant’Orsola: così Vasti cerca di relegare in una parte lontana della sua memoria questo terribile episodio senza però mai riuscirci del tutto. Trinidad, più di dieci anni dopo: Vasti è ormai quasi una donna, ha compiuto i suoi studi cerca di farsi spazio nel mondo. La sua famiglia però pensa bene che sia ora per lei di maritarsi e le trova un buon partito che, secondo la loro opinione, farà sicuramente al caso suo. Oltre all’affronto di non essere interpellata e di essere costretta ad un unione forzata Vasti si troverà a constatare che il suo sposo predestinato altri non è che il protagonista maschile dell’obbrobriosa scena di violenza a cui da bambina ha assistito. La notizia la sconvolge tanto da farla cadere in una sorta di trance in cui vede rivivere tre regine indiane, in lotta verso un’altra barbara usanza indiana, ovvero il rito del sati, secondo cui una donna rimasta vedova è costretta a morire immolandosi sulla pira funeraria del marito…
Lakshmi Persaud racconta in maniera originale e poetica la lotta delle donne indiane verso l’uguaglianza: Trinidad è un’isola dei caraibi in cui è forte la presenza indiana e Lakshmi, figlia proprio di indiani emigrati, si è formata in questo background culturale. Tenete alte le lanterne è il risultato di un suo approfondimento personale della situazione femminile, per l’occasione rivisitato in chiave romanzesca e adattato a lettura piacevole e coinvolgente. Evidente, nel corso della narrazione, la presenza di un immaginario collettivo che si rifà al mondo delle tradizioni indiane: trapela dalle pagine una sorta di elemento divino, mistico. Uno scarto tra presente e passato fa riaffiorare doverose riflessioni sulla condizione di vedovanza e sulla dignità di una donna, la cui vita ha un valore anche a prescindere da quella del compagno, nonostante la rigida società indiana non voglia capirlo. Ma in Tenete alte le lanterne il senso di denuncia della disparità femminile non si limita all’atroce rito del sati, né al richiamo al costume dei matrimoni forzati: fin dalle prime pagine, da quando cioè in maniera intensa e precisa, è descritta la scena dello stupro, emerge una profonda indignazione nei confronti di qualsiasi sopruso di un uomo verso una donna, dell’ostentazione di una superiorità maschile che si trasforma in molti casi in sopraffazione e violenza. Raro trovare un’intensità di questo genere in una scrittrice attuale, bello trovarla ed emozionarsi sulle pagine di un’autrice nuova all’Italia e di cui speriamo altre opere potranno essere pubblicate presto.

Leggi l'intervista a Lakshmi Persaud

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