Terapia d’amore

Terapia d’amore
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Joana e Valentin hanno deciso poco convintamente di provarci, forse perché è ancora possibile salvare un matrimonio che dura da diciassette anni, o magari perché quello della terapia di coppia è l’ultimo stratagemma per dire a se stessi: “Le ho provate tutte!” e issare senza rimpianto bandiera bianca. La trincea si sposta dal suolo domestico all’asettico ma confortevole studio del terapista e in breve è fuoco incrociato. Il terapeuta arbitro della partita cerca di arginare le stoccate al vetriolo, ricorda a entrambi che ciascuno ha lati positivi e bei ricordi condivisi, man non basta. Joana ha il dente avvelenato per quella storiella di poco conto, e Valentin fa fatica a sopportare anche solo la sua voce. Palla al centro e si riparte con recriminazioni e accuse, poi di colpo triplice fischio del direttore di gara: ma nulla è ancora perduto, il terapeuta ha un asso nella manica…

Romanzo breve e poco intenso, appena una boccata d’aria tra un caffè e una sigaretta dopo una dura giornata di lavoro. Terapia d’amore del giornalista austriaco Daniel Glattauer è un esperimento semiserio che inscena ‒ tentando di risolverla ‒ la crisi di un matrimonio, quello tra la bisbetica Joana e l’arrendevole Valentin. Prima seduta da un terapista ed ennesima litigata tra moglie e marito, una schermaglia affatto insolita, che ripropone il tema del “c’eravamo tanto amati ma adesso non più”, quasi a ricordare che ogni matrimonio ha una data di scadenza, così come lo yogurt. Un argomento spinoso e delicato quello dei rapporti di coppia, trattato più che con ironia con una certa superficialità: giusto il tempo di riempire poco meno di cento pagine con un dialogo a tre, corredato da conclusione finale tutt’altro che imprevedibile. Protagonisti in chiaroscuro che faticano a emergere dallo sfondo, un terapeuta (perché non dargli un nome?) dai metodi insoliti e con caratteristiche poco definite. Più riuscita la favola d’amore moderna Le ho mai raccontato del vento del nord (sempre edita da Feltrinelli), l’ultima fatica letteraria di Glattauer invece ‒ accompagnata dalle delicate illustrazioni a china di Cinzia Zenocchini ‒ scorre rapida dalla bocca all’intestino, ma alla fine lascia ancora vuoti e affamati.



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