Teresa

Teresa
Teresa è una giovane donna divisa tra la Sicilia e Roma. Insegnante precaria di latino e greco, costretta a lavorare per vedersi recapitare alla fine del mese una busta paga vuota che le serve solo per accumulare punteggio, sbarca a Roma per rispondere ad una proposta di lavoro dell’amica Gisella: lavorare presso un’associazione che assiste i malati terminali di cancro. Non si fanno domande, non si cerca di capire. Non si devono fare domande, non si deve nemmeno cercare di capire. Si deve solo ascoltare gli ammalati, costruirgli attorno una parvenza di normalità, come se la fine della malattia fosse procrastinabile. Su una personalità inquieta, sofferta e molto introspettiva come quella di Teresa questo influisce tantissimo. Sulla trentina, senza una persona accanto, spesso acida, molto dura con se stessa e con gli altri, in una pizzeria incontra Alfredo, aspirante medico di origini latinoamericane e cameriere d’occasione. Per un pò le cose sembrano andare discretamente bene, Teresa accarezza l’ipotesi di una vita normale, di una femminilità ritrovata, fino a che non decide di ritornare in Sicilia dalla madre per qualche giorno. Lì c’è un passato mai del tutto passato, mai del tutto trascorso ed ancora in agguato sul suo presente e sul suo futuro. Teresa è una vittima di mafia. Suo padre era un pasticcere onesto che si è rifiutato di pagare il pizzo e per questo è stato punito. Con la morte, ovviamente. Ritornare a casa significa scoprire che l’ottica dell’etica è ribaltata: la moralità sottoterra pianta e compianta e l’immoralità sui pulpiti della politica a fare bella mostra di sé nella figura di Salvatore Rosco prototipo zelante e senza scrupoli di omertà e connivenza. Tornare è in definitiva anche comprendere ed interpretare finalmente la radice profonda del suo spiazzamento; una convinzione che prende strade inattese e solo pensate fino a che non incappa in Libero Ferrari, ex brigatista, malato terminale dalla personalità oscura, irrimediabilmente segnata dai rimorsi e dalla malattia. Con la sola forza del suo passato, la convince che quell’idea appena abbozzata in realtà è l’unica alternativa possibile per ripianare le pieghe del passato, pareggiare i conti all’occhio per occhio. Con Rosco, col sistema che rappresenta. Con se stessa…
Teresa all’inizio sembra un romanzo lineare che però non capisci dove ti stia portando ma ti piace lo stesso farti portare. La mafia esplode all’improvviso, quando meno te l’aspetti. Fintanto che si segue Teresa a Roma, sembra di leggere una delle tante vite sradicate dalla propria terra per bisogno e insofferenza, alle prese con la precarietà quotidiana che i tempi moderni impongono; quando si arriva in Sicilia, invece, il registro cambia, la vita diventa indolente, le angosce suppurano e si uniformano ad un clima intimo e sociale cupo, carico di una tensione antica mai evaporata. Anche le distanze tra Roma e la Sicilia sembrano diventare siderali. Teresa è il perfetto esempio di chi vive tranciato a metà tra un presente provvisorio che sopravvive a se stesso ed un passato ingarbugliato tra la rabbia, il dolore e l’attonita, fastidiosa accettazione del destino che ti è toccato in sorte. L’incastro narrativo non te lo aspetti, nonostante l’inquietudine vibrante di Teresa, nonostante quella madre che vive un lutto perenne prima di rassegnazione, che appartiene in tutto e per tutto alla tradizione geografica della figura femminile meridionale (almeno dalla punta in giù), e poi di assenza vera e propria. Una corale di figure fragili ed introiettate, minate nel profondo delle proprie esistenze che cercando giustizia finiscono per trovare vendetta, quella sufficiente a regolare un conto in sospeso da anni e non soltanto con una persona, ma con un intero sistema infetto, omertoso, marcio. I malati terminali che raccontano se stessi come se nulla fosse mentre dentro di loro lo sanno benissimo, continuando a recitare una pantomima che sta bene a tutti non sono diversi da una regione come la Sicilia affetta da un cancro indomabile che continua a parlare di sé come se questa malattia non le appartenesse, come se di questo non stesse morendo. Teresa (romanzo) e Teresa (protagonista) sono un ennesimo specchio in cui si riflette l’impotenza della società civile davanti ad un mostro tentacolare come la mafia; è la dimostrazione che chi va via, spesso perché preso per sfinimento, fa bene; chi resta annaspa come può; chi ritorna si trova stranito, disorientato, incapace di darsi delle risposte. Un romanzo che imbriglia con una narrazione ben delineata, che mantiene sempre tonalità cromatiche di penombra per non corrompere mai il cuore profondo dell’argomento affrontato. Una storia semplice nel suo svilupparsi e complessa nel suo estrinsecarsi al lettore perché anche la più banale e semplice delle parole, anche il più leggero e dolce dei ricordi porta con sé un pesante carico di riflessione impossibile da ignorare.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER