Teresa Filangieri

Teresa Filangieri

Settembre 1860, Napoli. La città è silenziosa, nel buio si ode solo lo scrosciare della pioggia. Alla fine della celebrazione Teresa è assorta, immobile, dolente. Piange, prega per la salvezza di Lina la sua figlioletta di dodici anni. Urla in silenzio di essere pronta a tutto purché Dio le permetta di continuare a vivere. Il suo passo sulle scale è lento, pesante, si avvicina al suo letto, la chiama uccellino mio, le offre l’acqua, mentre la tosse non passa, impedisce di parlare. Al mattino tutto è finito, ma ogni cosa si muove come di consueto, come se niente fosse accaduto. Raffaele ha ricevuto la lettera del Duca con la triste notizia, ha l’incarico di fare il necessario, di far mettere i drappi neri alla finestra. Raffaele non ha il diritto di piangere, lui è solo un servo, ma non riesce a smettere. Quando arrivò al palazzo era ancora un ragazzino, stava scappando dal Diavolo, il guappo più pericoloso del quartiere, a cui aveva rubato un sorbetto alle fragole. Quel brutto ceffo di vent’anni, con la faccia segnata dal vaiolo, non glielo avrebbe mai perdonato. Raffaele conosceva nascondigli in cui rifugiarsi finché non si fossero stancati di cercarlo. Era accucciato in un angolo del palazzo in attesa, quando uno schiocco di frustino lo spaventò a morte e…

Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri, la protagonista del romanzo, è realmente vissuta a Napoli tra 1826 e 1903. Una nobildonna che alla morte di Lina, la giovanissima figlia, sceglie di impegnarsi con determinazione a favore di poveri e bambini, fino alla realizzazione del primo ospedale pubblico “Lina Ravaschieri”. Teresa ha il coraggio di agire contro la mentalità maschilista dei suoi contemporanei, ma con intelligenza, per raggiungere i suoi obiettivi, tenace e indipendente anche nei confronti del marito che ama teneramente ricambiata, nonostante il matrimonio combinato. L’autrice, Carla Marcone, ha certamente in comune con la protagonista l’amore per Napoli: si sente, si percepisce in ogni pagina, scritta con profonda attenzione storica, anche quando viene descritta negli aspetti più cupi e miseri. Il linguaggio accurato spesso scivola in uno stile complesso, che richiama alla mente la poesia classica e mescola l’italiano con il dialetto napoletano, di cui a piè di pagina troviamo sempre le gradite note con la traduzione. Il ritmo narrativo ricercato e la ricostruzione storica minuziosa vanno un po’ a discapito dei personaggi, poiché chiedono al lettore uno sforzo intellettuale che va a discapito del coinvolgimento empatico. Tuttavia gli spunti di riflessione e i messaggi sono così forti che interrogano profondamente non solo sugli aspetti storici, ma anche su quanto certe tematiche siano ancora tristemente di attualità. Teresa è una donna da non dimenticare.



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