Teresa sulla Luna

Teresa sulla Luna

Teresa Piserchia, nata a Matera e cresciuta a Roma, ha gli occhi verdi, un naso importante, la erre moscia. Profuma Teresa, e poi esagera sempre. Per lei non piove ma diluvia; lei non ha mal di pancia ma un contorcimento; non ha freddo ma un gelo spasmodico. Teresa utilizza paroloni, a volte ne inventa di nuovi e, quando si arrabbia, usa moltissime parolacce mortali. Una volta, quando il nipote aveva sei anni e frequentava la scuola elementare Fratelli Bandiera a Roma e desiderava essere soltanto un bambino felicemente qualunque, nonna Teresa è andata a prenderlo, nel bel mezzo della lezione, per portarlo in auto a visitare la necropoli etrusca, in compagnia del suo amico Sandro, tutto broncio, occhiali neri e riporto, completo grigio e una 127 bordò. Ad un certo punto della gita, la nonna e Sandro devono aver avuto una sorta di discussione, tant’è che la nonna lo ha abbandonato lungo la strada, si è messa al volante ed ha proseguito verso Cerveteri. Peccato però che ad un certo punto abbia sbagliato strada e si sia ritrovata in un’anonima campagna. Il nipote vedeva soltanto un fosso e dell’erba ma lei, come suo solito, non si è persa d’animo e, grazie alla sua smisurata immaginazione, ha trasformato quella piana desolata in un sito archeologico di tutto rispetto, pieno di tesori. È sempre stata bella Teresa, bellissima, una vera diva. Quando è nata il 4 novembre 1918, anche il medico è rimasto a bocca aperta per la sua straordinaria bellezza e tutta Matera faceva la fila per vederla. Pare che la bambina che adornava, in figura, i flaconcini del borotalco fosse ispirata proprio a lei. Il nipote ha ascoltato mille volte le storie della nonna, sempre più famosa degli altri, sempre più splendida, più corteggiata, più furba, più colta, più brava. E quanto l’ha odiata, quella nonna ingombrante, quando ha capito di assomigliare a lei…

Fantastica nonna Teresa, una nonna al quadrato, meravigliosa ed invadente mitomane con una vita fatta di balle e di negazione di qualsivoglia evidenza. Millantatrice vanagloriosa, abituata a dominare il mondo grazie all’aiuto delle storie, a manipolarlo con la sua volontà e con il suo cuore. Narratrice di bufale talmente surreali da apparire addirittura vere. E se crederci fino in fondo appare difficile, allora è sufficiente ripeterle fino allo sfinimento. Ha fatto di tutto nella sua vita, ha conosciuto chiunque ed è stata ammirata e corteggiata da famosi attori ed illustri scienziati. Cole Porter le scriveva dediche d’amore, Freud la studiava ed Amedeo Nazzari, famoso attore degli anni Quaranta, minacciava di buttarsi sotto un treno perché innamorato pazzo non corrisposto. Ma Teresa, per brillare, ha bisogno di confrontare di continuo i suoi successi con la mediocrità del resto della famiglia e di umiliare la grigia quotidianità della loro esistenza. Va da sé che un esempio di vita tanto grandioso ed esagerato non possa far altro che condizionare ogni scelta del nipote, che si ritroverà soffocato dal peso di un personaggio tanto ingombrante. Lei così vulcanica e lui così ordinario. Lei così avventurosa e lui così spaventato. Ecco il motivo di tanto odio nei confronti della nonna, odio che poi si trasforma in consapevolezza di essere in realtà uguale a lei, un inventore di storie, necessarie per evitare di ammettere di avere fallito, di essere come o peggio degli altri. E allora ben venga una nonna che è sulla luna e lì ritrova il suo senno e le strade, perché ci insegna, di fronte alla consapevolezza di non avere alcun talento per alcunché e alla presa di coscienza di essere individui piuttosto anonimi, a scegliere tra ciò che è vero e ciò che desideriamo sia tale, tra ciò che è credibile e ciò che è incredibile, a scegliere tra i veri successi e l’illusione di riuscire a raggiungerli, a reinventare la vita perché così com’è non ci basta, a ridere di tutto, anche e soprattutto dei fallimenti.



 

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