Terra bianca

Terra bianca

Nel giugno del 1940 i velivoli francesi bombardano il porto di Cagliari, distruggono il molo e affondano tutte le navi, compresa l’Azzurra, il peschereccio di Saverio e suo padre. Saverio è solo un bambino ed è orfano di madre, così vengono ospitati dallo zio Tiberio, un cugino di famiglia, nel quartiere di Stampace, uno dei rioni più eleganti della città. Cagliari è ormai una città sanguinante che cerca di resistere, ma nella primavera del 1943 viene rasa al suolo. Saverio è in cucina con tutta la famiglia quando una bomba distrugge il palazzo in cui abitano. Lui è rannicchiato sotto il tavolo e si stringe la nuca con le mani. Le esplosioni continuano, chiude gli occhi. Poi il silenzio. E li vede tutti a terra, tutti morti. Si volta, riapre gli occhi, vomita. Quando trova il padre lo bacia, lo stringe forte e lascia che il sangue gli inzuppi i vestiti. “Non è solo la guerra dei soldati, è la guerra di tutti, e tutti dobbiamo averne il bello come il brutto”, queste erano state le ultime parole del suo babbo. Chissà se ora le pronuncerebbe ancora. Saverio ha solo nove anni e ha già perso tutto. È un bambino solo al mondo. Ma la mano generosa del destino semina provvidenza nella sua vita, aiutandolo a fuggire da Cagliari verso il paese di Terralba. Quando scende dalla corriera porta con sé solo un paio di pantaloni sudici e una camicia di flanella fetente. A pochi metri da lui, addossato a un grande albero di Giuda fiorito di rosa, vede un bambino intento a leccare un mezzo limone. Ha una faccia asiatica, sembra un orientale: è Giulio, il bambino che lo salverà, il dono più grande che gli farà la vita…

 

 

Terralba. Terra alba. Terra bianca. È qui che Davide Piras è cresciuto e vive, in quella sub-regione della Sardegna chiamata Campidano di Oristano, parte di un’isola che il cantautore genovese Fabrizio De André definì miracolosa quanto il Paradiso. Piras scrive una storia aspra, dolce, piena di contraddizioni, proprio com’è la sua terra d’origine. Partendo da un evento storico avvenuto durante la Seconda guerra mondiale ‒ il bombardamento di Cagliari del 1943 da parte degli anglo-americani, che rase al suolo l’ottanta per cento del capoluogo sardo – l’autore rielabora la realtà dando forma a una narrazione minuziosa e ricca di stimoli. Due sono i protagonisti di questa storia: Saverio, orfano di guerra, e Giulio, un ragazzino affetto dalla sindrome di Down che insieme alla sua famiglia lo salverà dalla strada. Quasi tutto il libro ci racconta la nascita di questa fratellanza, sancita addirittura da un patto di sangue, talmente forte da redimere ogni male, colpa e rimorso. Perché Terra bianca parla soprattutto d’amore. Quello puro e incondizionato di Giulio per Saverio, che non giudica, non chiede nulla e non si aspetta nulla. Attraverso una narrazione colta, a volte eccessivamente estetizzante nella ricerca dei vocaboli, Piras si fa portavoce di un territorio che per decenni e rimasto aggrappato a una forte cultura popolare e regionale. Ed evidenzia quanto il passato con le sue tradizioni abbia stentato a trovare nuovi punti di riferimenti nel presente, provocando un forte senso di smarrimento. Ma se per un momento, ora che quella terra bianca non c’è più e al suo posto si vede solo asfalto, riuscissimo a sovrapporre presente e passato, ci accorgeremmo che le cose pur diventando altre, non cessano di essere ciò che sono per noi.



 

 

 
 
 
 

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