Terra oscura

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Stati Uniti, estate 1919. Le rivolte a sfondo razziale si sono diffuse in tutto il paese e qui, nel profondo sud, dove vive una delle più grandi comunità di neri al di fuori di Los Angeles, il giudice Morgan Priest Wright, accusato di aver difeso due uomini neri, e il suo giovane affittuario George Freeman vengono linciati e impiccati a un pioppo, accanto alla fattoria di proprietà del giudice. Poco dopo, l’enorme albero con i due corpi penzolanti viene inghiottito dal terreno, sprofondato in una voragine che si è spalancata all’improvviso. Di quel massacro, restano le ceneri fumanti della villa e due lastre di pietra, posate sopra la fessura che ha inghiottito l’albero e i due uomini impiccati e che ora è stata ricoperta di terra. La storia diventa leggenda fino a quando l’imprenditore Paul Krovik, molti anni più tardi, non cerca di trasformare la zona in un quartiere modello. Ma i suoi progetti falliscono a causa della crisi economica, mandandolo in rovina. Krovik scompare improvvisamente senza lasciare traccia, lasciando vuota la sua villa, costruita proprio accanto alle due lastre di pietra. La casa viene acquistata da Nathaniel e Julia Noailles che, insieme al piccolo Copley, si trasferiscono da Boston per vivere lì. Nat e il figlio accettano malvolentieri il trasferimento, convinti dalla donna che sembra adorare quella casa. Ma sin dai primi giorni accadono fatti inquietanti. Copley cammina nel sonno e si comporta in modo strano, i mobili cambiano posizione durante la notte, il rapporto tra Nathaniel e Julia si fa sempre più teso perché l’uomo sente di cominciare a odiare quel luogo. Fuori, intanto, da settimane una pioggia battente non smette di cadere e fa gonfiare il terreno come un bubbone, laddove due lastre di pietra giacciono come lapidi…

Come in un unico grande abbraccio, il romanzo di Flanery racchiude in sé una parte tragica della storia americana, con le rivolte violente dei primi anni del Novecento, e lo struggente e duro destino di una famiglia tormentata, che si sgretola sotto le gocce di una pioggia incessante e simile a una piaga biblica: l’uomo, punito per i propri errori per aver cercato di sostituirsi al giudice supremo, subisce il castigo divino. Così viene punito Paul Krovik, colpevole di aver cercato di costruire un quartiere modello, trasformandolo in un inferno di periferia; così viene punito Nat, reo di aver considerato suo figlio il vero colpevole di tutti i loro guai; così viene punita Julia, ostinata nell’imporre le proprie ragioni. La fertile terra, che doveva diventare un paradiso, si rivela invece essere un luogo maledetto e gli scheletri, anziché uscire dall’armadio, restano appesi a un albero, in una cavità sotterranea che inghiotte tutto come sabbie mobili. “Sono Nathaniel Noailles, capo della mia casa e della mia famiglia, sto al timone della nave” si ripete l’uomo cercando ci convincersene, ma non facendo altro che ammettere così la propria debolezza. E il piccolo Copley, intelligente e sveglio, si trasforma invece in un capro espiatorio, inascoltato, incompreso. Costruito nella più classica forma del grande romanzo americano, questo libro ci avvolge e ci colpisce alla testa e al corpo per la sua durezza. La famiglia Noailles non regge sotto ai colpi del destino, prigioniera di una società votata al controllo totale e alla riabilitazione che tende al profitto.



 

 

 

 
 
 
 

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