Terradilei

Terradilei

Terry, Vandick e Jeff sono tre amici che, per una serie di circostanze, partecipano ad una grande spedizione scientifica. Nel corso della stessa apprendono dell’esistenza di un Paese straordinario “dove non esistono uomini, solo donne e bambine”, così ripetono i selvaggi che incontrano. Una leggenda, sicuramente. Un’invenzione. Ma, in ogni caso, decidono di cercare questo fantomatico Paese e lo trovano pure. La cosa sconvolgente è che quel luogo sembra perfetto: tutto in ordine e curato nei minimi dettagli, non un’erbaccia, non un rampicante in disordine: e che dire delle piante? Tutte cariche di succosi frutti commestibili. E la cosa più imbarazzante per loro è scoprire che si tratta – ma guarda un po’! – di un Paese civile. Certo la civiltà senza uomini non è possibile, lo sanno bene loro! Gli uomini da qualche parte ci devono essere per forza, ovvio. Si tratta solo di trovarli e loro, sia chiaro, li troveranno. Per un medico, un esploratore e un sociologo quali sono loro non ci saranno certo ostacoli a scovarli: a loro nulla può sfuggire. Poi, hanno visto i bambini: mica possono esistere bambini senza uomini, son cose che sanno tutti. Intanto vengono a stretto contatto con tre ragazze che, con tranquillità, si dondolano tra gli alberi: sono Alima, Celis e Ellador…

Terradilei, edito per la prima volta nel 1915, si colloca, storicamente, nell’epoca di maggior fioritura del romanzo utopico essendo lo stesso assurto al rango di strumento atto a esprimere forme di opposizione ai mali dell’industrializzazione, ma anche a dar voce – in concomitanza con i movimenti a favore del voto alle donne – alle esigenze del femminismo. E il femminismo è stato uno dei cavalli di battaglia della Gilman, la “mediocre studente” divenuta grande intellettuale, conferenziera, sociologa ed economista oltre che, appunto, scrittrice. Dalla sua penna nasce questo meraviglioso romanzo fantastico che ci trasporta in un mondo utopico fatto solo di donne e bambine nelle cui righe è facile ritrovare il pensiero dell’autrice e, in particolare la teoria secondo la quale il patriarcato è solo un misero tassello nell’evoluzione della specie, obsoleto e da superare. Da ciò consegue come non possa esservi evoluzione della specie se la donna è confinata nelle grigie pareti domestiche vivendo un rapporto di dipendenza umana ed economica dal maschio: solo superando questi vincoli si potrà parlare di liberazione della specie umana. Con arguzia e una abbondante dose di ironia, Terradilei realizza una società perfetta tutta al femminile, che si riproduce per partenogenesi, che vive un rapporto di profondo rispetto con la natura, e nella quale la maternità è non tanto un istinto, ma una religione. Date queste premesse non è un caso che tutte le certezze credute assolute dai curiosi visitatori vengano sfaldate piano piano insieme al loro bagaglio di luoghi comuni. E dire che loro credevano di essere il meglio che potesse esistere, e dire che, con estrema sicurezza, Terry diceva “Le conosciamo le donne, non sono capaci di organizzarsi tra loro. Non fanno che bisticciarsi, gelose come scimmie una dell’altra”.



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