Terre del finimondo

Terre del finimondo
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Il capitano Joao Magalhaes osserva l'agglomerato di antica costruzione, i campanili delle chiese e le vie lastricate di enormi pietre che costituiscono Bahia. Lì, nella penombra del crepuscolo, mentre la sirena della nave squarcia il silenzio sollecitando gli ultimi passeggeri ritardatari, tende le braccia in un gesto d'addio. “È come se prendesse commiato da una innamorata, da una donna cara al suo cuore”. Mai più le tazze di crema al Terreiro, mai più l'acquavite di canna aromatizzata con le erbe odorose e le serate trascorse a giocare a poker. Guardando il mare verde e oscuro, Joao però si ricorda improvvisamente della ragione della sua partenza e così, con un anello da ingegnere sottratto al gioco, un mazzo di carte in una tasca ed un centinaio di biglietti da visita nell'altra, il novello Capitano Joao Magalhaes – Ingegnere Militare – scaccia ogni malinconia e sogna fortuna nelle terre di Ilhéus...
Nato in una fazenda di Itabuna e cresciuto tra Ilheus e Itajuìpe, Amado conosceva bene quelle “terre del finimondo” interamente coperte da foreste che i fazenderos iniziavano negli anni della sua infanzia ad abbattere per lasciare spazio alle piantagioni di cacao. Ne rimase così colpito, sin da piccolo, da dedicar loro ben tre romanzi: vite violente e sanguinose coinvolte all'inizio del secolo scorso in una vera e propria guerra per l'accaparramento dei terreni da destinare a piantagione. Sullo sfondo di una Natura violentata, delle imboscate, delle ingiustizie e di ogni sorta di sopruso, si muovono i protagonisti: fazenderos, avvocati senza scrupoli, avventurieri dell'ultima ora, jagunços (mercenari al soldo dei potenti), contadini con la pelle bruciata dal sole e butterata dal vaiolo, prostitute. Con l'uso sapiente del flashback, spaziando tra realtà e finzione narrativa, Amado ci racconta una straordinaria storia di povertà ed emarginazione, di denuncia ma anche di amore: amore profondo per un Paese sfruttato e tormentato. Perché il «(...) Brasile è la somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione: in ogni uomo veramente brasiliano scorre un sangue ricco di fermenti europei, africani, indios, meticci, ed è proprio questo che rende il Brasile così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro, violento, e tuttavia così impossibile da dimenticare».

 

 

 

 
 
 
 
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