Testori 8 e 43

Testori 8 e 43
E’ la fine del 1976, in un giorno qualsiasi, ore 8.43. Il treno Saronno–Milano delle Ferrovie Nord è decisamente affollato. Ambrogio Borsani, direttore creativo nel settore pubblicitario, si sta dirigendo al lavoro. A Novate Milanese vede salire un uomo che gli ricorda Giovanni Testori. E’quasi certo che si tratti proprio dello scrittore, ma non osa chiederglielo. Passano le settimane, Borsani decide di avvicinarlo e i due iniziano a parlare. Di arte, letteratura, filosofia, e molto altro, per sette lunghi anni. Testori condivide con Borsani la fase del clamore suscitato dal suo riavvicinamento alla religione, che avvenne a seguito della morte della madre (“Trovo che il cristianesimo oggi sia rimasto l’unico fornello in grado di riscaldare il risotto indigesto dell’esistenza…”). Tra le posizioni più polemiche, quella di Mario Tazzoli, titolare di una galleria d’arte, che dichiarò senza mezzi termini di non voler più avere rapporti con lo scrittore. Accesi anche i conflitti con il Corriere della Sera, soprattutto sotto la direzione di Alberto Cavallari. Di contro, Testori conservò la solidarietà di Alberto Arbasino. Nelle lunghe chiacchierate sul treno, lo scrittore parlò a Borsani anche dei retroscena della stesura del ciclo “I segreti di Milano”, al quale prevedeva di aggiungere l’opera Le linee della Nord, che rimase poi solo un progetto. E ancora, discussero dei rapporti con gli editori che lo pubblicavano e della sua passione per la pittura. Ogni Novate – Milano era un episodio della vita passata, un’anticipazione degli scritti futuri, un trattatello ad uso ferroviario sulla storia dell’arte...
Preziosa testimonianza sulla vita dell’intellettuale milanese, quella resa da Borsani e pubblicata da Archinto: dagli incontri eccellenti, in primis quello con Papa Wojtyla, all’immersione nel mondo degli ultimi per raccontare la vera Milano. Borsani descrive con estrema misura i travagli, prima che dell’intellettuale, dell’uomo Testori, alle prese con la messa in discussione dei capisaldi di una vita e con la ricerca di un equilibrio interiore da riportare nella sua arte e nei suoi scritti. La dimensione del treno rende il racconto particolarmente gradevole, ancora di più perché non si tratta di una finzione letteraria ma di un elemento autentico. Pregevole l’introduzione a cura di Padre Camillo De Piaz, che ricorda l’amicizia con lo scrittore e l’episodio delle vele della chiesa di San Carlo, dipinte proprio da Testori, che suscitarono molte polemiche e furono cancellate. Inoltre, richiama l’avvicinamento dello scrittore a Comunione e Liberazione nella fase finale della sua esistenza Una piccola perla, questo libro, che permette a chi ben conosce la biografia di Testori di apprenderne aspetti nuovi o di cogliere prospettive diverse, e agli altri di appassionarsi alla vicenda straordinaria di un uomo che non ha mai smesso di porsi le grandi domande dell’esistenza.

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