Ti ascolto

Ti ascolto
Diego Tribeca è a Shangai, a completare il suo lavoro per le guide Lonely Planet, quando sul suo occhio sinistro scende il buio, dopo una serie di lampi poco rassicuranti. Compra una mascherina di Batman per proteggere l'occhio, le taglia le orecchie e sale su un aereo per l'Italia. In attesa dell'operazione, torna a stare nella casa dei suoi genitori: è rimasta esattamente così come la ricordava. Sua sorella Sonia non ha mai voluto spostare nulla. Sta seduto al buio Diego, quando squilla il telefono. Alza il ricevitore, aspettando che una voce si rivolga a lui. Invece si ritrova in mezzo a una conversazione di altri. A quel punto chiude anche l'altro, di occhio, e si mette ad ascoltare. La prima telefonata è di Pietro, è caduto per le scale e si è rotto il naso, parla con sua madre: “No, mamma, non ti preoccupare, mi sono trasferito qui da Agnese, mi aiuta lei”. La seconda telefonata ha sempre la voce di Pietro che stavolta però cambia tono e contenuto, il naso gliel'ha rotto proprio Agnese, con una testata... poi ci  sono le voci di Irene e Stefano, Giulia e Tiziana, e Marta. Sono tutti inquilini del palazzo dove Diego è tornato ad abitare. Sua sorella lo avverte troppo tardi di questo “guasto” alla linea telefonica: Diego non ha nessuna intenzione di rinunciare a stare nella testa di quelle persone, ascoltarne i segreti, conoscerne le storie. Soprattutto quando le incontra, quelle voci, quando prende l'ascensore con Marta e la sua parrucca, perché, gli altri non lo sanno, ma Marta ha un tumore. O quando incontra Agnese, piccola e terrorizzata, probabilmente da se stessa...
Ti ascolto è uno di quei romanzi che inizia subito, o almeno così ti lascia credere. A pagina 13 siamo già immersi in quattro vicende diverse, tutte tenute assieme da un paio di orecchie che ascoltano e che, è chiaro da subito, non si limiteranno certo a questo. Perché Diego gioca a fare il “deus ex machina”, tenta di salvare quelle voci, e in alcuni casi ci riesce pure. Ma non riesce a mettere al sicuro se stesso. Esattamente come Agnese, Stefano, Irene, Marta, Giulia, Sonia... Federica De Paolis firma la sua terza prova da narratrice, e inaugura per la Bompiani una nuova collana “Stati mentali”. Dopo Lasciami andare e Via di qui  torna con Ti ascolto a uno spazio interno: un condominio. E conferma, come da risvolto di copertina, la sua “robusta vocazione al racconto”. Robusta sì, un termine  maschile, che ben si adatta a queste pagine: l'intreccio che tiene, lo stile piano ma folgorante, che di femminile ha poco. Ecco cosa si apprezza in un libro così: l'abbandono dell'autoreferenzialità. Perché è sempre più raro imbattersi in scrittori che rinunciano a raccontare quello che accade al loro carinissimo ombelico. Al contrario, continuano a esordire scrittori che scrivono romanzi sui loro esordi come scrittori. Vi prego, basta. Federica De Paolis invece costruisce storie, scompare dietro la pagina, lascia parlare i suoi personaggi, ne rispetta la coerenza interna, ne scandaglia i limiti, senza troppa indulgenza, e non concede appigli alla pigrizia del lettore. Un romanzo può non fornire risposte, ma deve fornire punti interrogativi. Ti ascolto ne solleva uno, enorme, sull'incomunicabilità, sui frammenti di comunicazione  in cui ci spezzettiamo e che si ricompongono solo se dall'altra parte c'è qualcuno disponibile ad ascoltare.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER