Ti lascio dormire

Ti lascio dormire

Lei è assolutamente consapevole del fatto che le basterà l’idea che ha appena avuto per fare in modo che tutto ciò che immagina avvenga, e che le cose facciano il loro corso, così, come accade del resto con tutto ciò che è completamente naturale, che non può verificarsi in nessun altro modo. È nel dormiveglia, è notte, e la sua mente, le capita ormai spesso, è occupata da lui. Meglio, dal pensiero di lui, che non può più avere accanto: ha dunque pensato di scrivergli. Dire che lo ha pensato però non è esatto: la sua è una decisione vera e propria, ferrea, stabilita, sancita, netta, ormai presa. E non si torna indietro. Non sa, appunto, in realtà, cosa gli voglia dire, ma sa che le parole verranno da sole, una dietro all’altra, moltiplicandosi. Ognuna di loro genererà la successiva portandola in grembo, la farà sbocciare, già matura e perfetta, pronta per essere immortale sulla pagina. Si alza dunque piano piano dal letto, come per non svegliarlo, come se non fossero già passati quasi due anni da quando ha contato i suoi ultimi quattro respiri. Da quando la preziosa Olga, aiuto nelle ultime fasi, urla. Da quando anche lei urla, e poi si rannicchia come un feto sul divano e si estrania dalla realtà, quasi in apnea come quando è bambina nel lager e non si azzarda a respirare più forte perché non vuole far sapere che esiste, e solo una volta finisce nel blocco 8, destinata al fuoco assieme alle tante altre compagne di sventura…

Edith Steinschreiber Bruck è nata ottantasette anni fa in una famiglia numerosa e poverissima in un villaggio ungherese non lontano dal confine con l’Ucraina, Tiszakarád, detto anche Tiszabercel: è una poetessa, una regista, una traduttrice e una scrittrice che dieci anni fa ha anche vinto il Premio Viareggio. Da bambina è stata deportata ad Auschwitz e poi a Dachau, Christianstadt e Bergen-Belsen, dove viene liberata insieme alla sorella Elizabeth dagli Alleati nel 1945: è una testimone fondamentale della pagina più orrenda della nostra storia. È una bambina che ha perduto entrambi i genitori ma poi torna in Ungheria dove ritrova altri fratelli, e vanno tutti insieme in Cecoslovacchia. Comincia a scrivere, a fare da consulente per il cinema (si pensi a Kapò, di Pontecorvo, sulla Shoah) e incontra Nelo Risi, che trae da un suo racconto sullo stesso tema Andremo in città, il film con Geraldine Chaplin e Nino Castelnuovo. Nelo Risi è un poeta e regista laureato in medicina come il fratello Dino, uno dei massimi interpreti della stagione d’oro della commedia all’italiana, che con acume impareggiabile sa tratteggiare le storture del mondo: Nelo Risi ed Edith Bruck passano sessant’anni di vita insieme, amandosi. Poi lui, novantacinquenne, muore, e lei, che ha già sperimentato più e più volte, atrocemente, la percezione dell’assenza e il senso della perdita, si ritrova nuovamente sola, smarrita, sbigottita. Essendo una scrittrice, però, ha una possibilità che a molti altri è negata: e così elabora il lutto, questione privatissima ma al tempo stesso universale, scrivendo una lunga lettera d’amore che ripercorre tutto il passato fin nel più raffinato dettaglio non mancando di affrontare il presente e di guardare all’avvenire. Ti lascio dormire, tenerissimo fin dal titolo, che è una frase che contiene in sé tutta la delicatezza e la cura che hanno reciprocamente gli uni verso gli altri quelli che si vogliono bene, è dunque questa grande, solenne ed emozionante, ma anche divertente e non retorica, dichiarazione d’amore, ma al tempo stesso un viaggio nella storia del Novecento.



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