Ti spacco il muso, bimba!

Ti spacco il muso, bimba!

Ha davvero poca speranza, per non dire praticamente nessuna, ma ci prova comunque: d’altro canto, in fondo, non ha che un unico mezzo per tentare di bloccare quella fuoriuscita di gas. Aspira una gran boccata d’aria e poi avvicina la bocca al tubo, quindi riesce a prendere il tubo con i denti, lo stringe bene e chiude ermeticamente le labbra. Ora soffia con tutte le forze che ha in corpo, tenta disperatamente di vincere la pressione del gas con la pressione del suo fiato, rimandando indietro il vapore mortale. Ci riesce. Quando ha vuotato i polmoni, aspira forte con il naso e riprende a soffiare nel tubo. Per il momento è salvo, ma la cosa, con ogni evidenza, non può affatto durare tanto tempo. Anzi. Intanto che fa questo lavoro, comunque, naturalmente cerca di liberarsi le mani, ma, com’è ovvio che sia, le ha completamente intorpidite, il che lo rende del tutto consapevole che, da quel punto di vista, non ci sia proprio nulla da fare. Ha una gran paura che i suoi polmoni, giustamente, decidano di scoppiare in maniera definitiva da un momento all’altro. E intanto i minuti scorrono via in maniera a dir poco inesorabile…

Ispiratore di un film del 1982 di Mario Carbone (direttore della fotografia in opere come Brigata partigiana, I ragazzi che si amano, De Chirico metafisico, L’Italia con Togliatti, Lo stato d’assedio, regista di Stemmati di Calabria, documentario sull’abbandono delle terre feudali da parte della nobiltà calabrese) con Sergio Leonardi, Paola Senatore, Enzo Guarini, Sergio Vastano, Domenico Pantano, Claudio Sergio Meogrossi, Carmen Russo e Oreste Lionello, che evidentemente non è proprio Quarto potere, Ti spacco il muso, bimba! è il primo romanzo, datato 1959, della serie La suspense del riso. Che è una collana di dieci libri (gli altri titoli sono Io, quella la faccio a fette!, Un colpo in testa e sei più bella, angelo!, Ti svito le tonsille, piccola!, Che pioggia di sberle, bambola!, Ti faccio un occhio nero e un occhio blu, Un calcio di rigor sul tuo bel muso, Pancia da schiaffi, Ti stiro i connotati, tesoro e Con un bacio ti brucio) giallo-comici grotteschi, umoristici, inverosimili, surreali, satirici, parodistici, in particolare delle produzioni di genere americane, in cui Manzoni, colonna portante dei periodici “Il Bertoldo” e “Candido”, diretto da Guareschi, mette in scena le avventure poliziottesche ante litteram di Chicomanda Pipa, detto Chico, e Gregorio Scarta, due detective all’acqua di rose, ma stropicciati come Chandler vorrebbe, che hanno un debole per il bourbon e le belle fanciulle. Chico per quelle con i capelli lunghi, Gregorio per quelle con la coda lunga, visto che è un cane poliziotto. In questa particolare occasione, un divertissement godibile e di pura evasione, scritto con buon ritmo e semplicità, risvegliato dal telefono dopo una sbronza epocale, Chico si ritrova con dei soldi per un ingaggio da parte di un uomo di cui ricorda solo il nome e con un biglietto sul quale con un rossetto che sa di ciclamino è scritto un indirizzo. Non gli resta che andare…



 

 

 
 
 
 

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