Tocca l’acqua, tocca il vento

Tocca l’acqua, tocca il vento
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

1939, Città di M., Polonia. Elisha Pomerantz è un uomo buffo. Tozzo e con due occhi minuscoli, in molti dicono somigli alle tipiche spie delle commedie americane. Figlio di un orologiaio, insegna matematica e fisica al liceo e nel tempo libero si dedica a strani studi legati alla matematica applicata alla musica. Per sfuggire ai tedeschi, una notte si rifugia nei boschi, abbandonando la bella e intelligente moglie Stefa, che si chiude in casa in attesa del suo ritorno. Nella foresta, Pomerantz sopravvive per settimane in una catapecchia abbandonata, aiutato da alcuni contadini che lo credono una sorta di reincarnazione di un uomo strano, scomparso da poco. Il suo peregrinare assume sempre più i connotati di un viaggio, che lo porta lontano dalla Polonia, da sua moglie e dalla sua vita precedente. Dopo aver vissuto per un certo periodo in Grecia, Elisha si stabilisce sulle rive del lago di Tiberiade, dove riprende a riparare orologi, e poi in un piccolo kibbutz, trasformandosi in pastore. Le sue giornate sono scandite dai ritmi della piccola comunità, mentre la sera impartisce ripetizioni ai giovani studenti e riprende gli studi di matematica. Nel frattempo, l’affascinante moglie Stefa viene deportata in Unione Sovietica e costretta a diventare una spia di Stalin. Elisha, nel rifugio del piccolo kibbutz, si immerge nei suoi studi, sempre più solitario e taciturno. I due coniugi, apparentemente così diversi tra loro, sognano ciascuno a modo suo di ritrovarsi un giorno, chissà come e chissà quando, anche se la vita sembra averli separati per sempre…

Il paradosso dell’infinito matematico, della formula che “attiva” le immense galassie, così come le particelle dell’atomo e la vita stessa, sono concetti che si possono captare ed esprime con dei suoni, con una musica matematica, oppure calcolare con una matematica musicale. Il canto delle stelle presiede le vite di Elisha e Stefa, risuonando dall’alto del cosmo e seguendo i due amanti nel loro vagare per un mondo tormentato dalla Seconda guerra mondiale. Il racconto di Amos Oz è pregno di magia ed è impossibile scindere la realtà dalla fantasia, nella storia che si dipana più simile a una fiaba per adulti che a un romanzo. Il percorso del tozzo orologiaio, appassionato di matematica e musica, appare come un cammino iniziatico verso la chiave che gli darà la soluzione per ritrovare la sua amata. E la chiave si trova nascosta dentro formule complicate, tra le note di una musica universale che nessuno ha ancora mai calcolato. Così Stefa, randagia e rassegnata, come se fosse consapevole di ciò, si lascia trasportare dagli eventi e dalle persone, in attesa di udire il suono di quel canto che la guiderà da suo marito. Insolito, mescolanza di ingredienti molto diversi tra loro, lo stile del romanzo unisce e impasta una storia d’amore che va contro il tempo e contro lo spazio, risolve inestricabili equazioni matematiche, s’intona con la musica dell’universo portandola nelle città europee e nei Paesi del Medio Oriente in guerra. La trama spesso si perde in immagini evocative, si confonde dentro concetti al limite del surreale, come un sentiero poco battuto che poi si ritrova più avanti, quando ci si credeva ormai perduti. Certo, bisogna amare questa scrittura per apprezzarne i dettagli e le sfumature, andare oltre le parole, immaginarne un secondo significato, magari nascosto, magari in guerra con il principale.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER