Tokyo orizzontale

Tokyo orizzontale
Sara ha venticinque anni, due lauree, capelli rossi e ricci e una sorella gemella famosa accanto alla quale si sente una nullità. Sorseggia un milk shake alla pesca in uno dei tanti Mc Donald's di Tokyo. Hiroshi di anni ne ha ventisette, e ha l'animo logorato da un dramma che gli ha risucchiato il sorriso. Siede poco distante da Sara davanti a un Big Mac menu. E quando a lei cade a terra il foulard, lui glielo porge educatamente. Carmen, o Carmelita, è la migliore amica di Sara. Concentra il suo passato in frasi secche e concise scritte dietro a scontrini che poi disperde sul fondo dei bicchieri o sotto i sedili delle biciclette. Hideo è il fratello ventiquattrenne di Hiroshi, fidanzato e innamorato da otto anni di Masako, centocinquantadue centimetri di eccentricità ed egocentrismo. Jun, nato in cima a un grattacielo, di notte si arma di macchina fotografica e va a caccia di ubriachi riversi nel loro vomito e nella loro miseria per caricare gli scatti sul suo blog, “Tokyo Orizzontale”. E infine Tokyo, bella e terribile, mastica e sputa via tutte queste esistenze e non dorme mai...
Il romanzo d'esordio di Laura Imai Messina, romana trapiantata nella capitale nipponica, autrice del blog Giappone Mon Amour, ha un'unica indiscussa protagonista: Tokyo. La città pulsa di una vita propria, si anima e determina le esistenze delle milioni di persone che la attraversano giorno e notte. Crea e distrugge. I quartieri prendono forma, ognuno con una propria personalità e con un proprio nome. Quello che ne emerge è una metropoli materna e sensuale, ma anche difficile e tirannica. Milioni di individui, e Laura Imai Messina è abile più che mai a intercettarne le vite, schizzandone le storie con pochi semplici tratti. Non ci sono personaggi secondari o peggio ancora comparse. Tokyo ha la capacità di digerire tutti allo stesso modo. La narrazione, che si svolge nell'arco di un fine settimana in un intreccio inestricabile di anime e corpi, segue un ritmo lieve e cadenzato. La prosa scorre lenta e delicata, le parole vengono centellinate a poco a poco, sembra quasi che l'autrice le passi al lettore una ad una come fragili biglie di vetro. E di tanto in tanto il flusso degli eventi viene interrotto da brevi capitoli in cui i protagonisti riflettono. Sul presente, sul passato, sul futuro. Su Tokyo. A un certo punto del romanzo uno dei protagonisti capirà che la base d'appoggio della metropoli non è il cemento ma il cielo. E per vedere bene il cielo c'è solo una posizione adatta: quella orizzontale.

 

 

 

 
 
 
 

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